Leggende metropolitane alle Canarie, uccelli del malaugurio e mummie

Tra le leggende metropolitane canarie indimenticabili, ve n’è una legata ai cosiddetti uccelli del malaugurio, uccelli in piume e ossa che, al loro apparire, decretavano la morte, spesso misteriosa o violenta, di coloro che avevano la sfortuna di sentirli cantare.

Il pájaro cochino, molto noto nella zona di Tegueste, è stato oggetto di numerosi studi da parte del meticoloso e instancabile investigatore tinerfeño Joaquín Carreras Navarro.

Carreras narrava che questo uccello, notturno e stanziale, abitava in luoghi inaccessibili, emettendo un suono inquietante e sorprendentemente rassomigliante al pianto di un bambino.

E pare fosse proprio il suo canto ad annunciare la morte prossima di qualcuno.

In particolare la leggenda narra che se questo uccello si fosse posato sul tetto di una casa, cantando per almeno tre volte il suo lamento, l’abitante sarebbe morto nel giro di poco tempo e insieme a lui tutti coloro che avessero ascoltato il canto.

Ovviamente di questi uccelli del malaugurio non esistono prove e le numerose descrizioni a proposito di piumaggio, colore o foggia del becco sono assolutamente diverse e discordanti tra loro.


Un’altra leggenda metropolitana che ancora oggi suscita perplessità è quella della presunta scoperta della mitica Cueva de la Mil Momias di Tenerife, da parte di un’isolana la cui identità è celata dal solo nome di battesimo, Carmen.

Secondo questa leggenda, la donna, le cui vicende sono riportate sui giornali dell’epoca, avrebbe scoperto un luogo nascosto al cui interno avrebbe riscontrato la presenza di almeno mille mummie e di altrettanti oggetti funerari.

Della famigerata necropoli ancora oggi non si sa nulla, se non che probabilmente esistono ancora luoghi dove i Guanches dormono indisturbati.

I falsi geoglifi nazisti di Yaiza sono invece un mistero che prende piede da disegni ritrovati in alcune zone la cui origine è stata attribuita, di volta in volta, ad alieni o addirittura nazisti; i geoglifi sono disegni molto ampi sul terreno, ottenuti sia per disposizione di pietre che per disboscamento, e generalmente visibili dall’alto.

Un esempio classico di geoglifo è rappresentato dalle famose Linee di Nazca in Perù ma alle Canarie, e nello specifico nel Parque Natural de Los Ajaches a Lanzarote, alcune foto artistiche realizzate durante un volo sulla zona mostrarono una freccia di 100 metri circa la cui origine risultò misteriosa.

Lo scrittore di Gran Canaria Jaime Rubio Rosales promosse sul proprio blog il mistero nel 2008, accompagnandolo da altre foto aeree che mostravano senza ombra di dubbio altre forme curiose nella zona.

Il mistero venne presto smontato da Dadiv Heylen che trovò una foto aerea del 2004 dello stesso identico luogo, dove però non appariva alcuna freccia o altri strani geoglifi: insomma, qualcuno, e in epoca recente, deve avere realizzato per burla la famosa freccia, ingannando un po’ tutti.

Non contenti della rivelazione dell’assenza di reperti archeologici, qualcuno suggerì che probabilmente la freccia rappresentava un messaggio proveniente dallo spazio, benché risultasse poi curioso che proprio un artista vivesse nei paraggi del ritrovamento.

Tornando invece a Yaiza, Rubio Rosales mostrò delle foto aeree di formazioni circolari di presunta matrice nazista; ma anche in questo caso una ricerca approfondita e una foto del 1961 dimostrò che quei cerchi non solo non erano esistiti prima ma che con ogni probabilità non avevano nulla a che fare né con i nazisti né tantomeno con civiltà antiche.

Nonostante questo, Rosales, un poco frustrato, informò la stampa che avrebbe rivelato molto presto il contenuto di alcuni documenti dei servizi segreti britannici che confermavano le sue teorie.

Cosa che mai avvenne.

di Magda Altman