L’affitto turistico aggrava l’acquisto di case per uso sociale

Foto di Cristiano Collina

E’ già impossibile per molta gente l’acquisto di case su isole come Lanzarote a causa dell’aumento dei prezzi richiesti da banche e immobiliaristi, “come ringraziamento” di essere stati salvati dalla crisi.

Il consigliere per i servizi sociali e l’edilizia abitativa, intende mettere in guardia da ciò che sta accadendo con i prezzi degli affitti e da come è aumentato ciò che banche e sviluppatori chiedono per vendere al governo immobili che erano invenduti a causa della crisi immobiliare ed economica e che andrebbero destinati ad uso sociale. Una situazione allarmante dovuta in gran parte alla casa vacanza e che fa sì che l’Esecutivo non possa più acquistare case su isole come Lanzarote, a prescindere da quanto le banche stesse siano state salvate da questa bolla.

Questo fenomeno è risultato evidente negli ultimi due anni e contrasta con quanto accaduto in passato, quando le banche e gli sviluppatori hanno fatto ogni sforzo per rifilare le case al governo.

Ciò non accade in tutte le isole o in tutte le zone, ma molte delle offerte fatte non sono interessanti perché in zone con scarsa utilità sociale.

La vera soluzione consiste solo in modifiche legislative a livello statale per quanto riguarda le case vacanze.

La casa vacanza non è male di per sé e dovrebbe servire a condividere meglio i benefici del turismo, ma sta accadendo il contrario  perché ci sono aziende o individui che acquistano interi edifici o parti di edifici a tale scopo.


Per questo motivo, le autorizzazioni andrebbero limitate ad una per famiglia e il decreto approvato in fretta nel 2015 non va assolutamente bene.

Un decreto che fa sì che non ci sia quasi nessun affitto a prezzi ragionevoli per i lavoratori e la classe media vicino al loro posto di lavoro e che ha aumentato i prezzi a 800/900 e fino a mille euro per casa, così come 200/300 e fino a 450 per camera in aree come Playa Blanca.

Una deriva che fa sì che anche medici e insegnanti stranieri smettano di lavorare su quell’isola.

di Carlo Zappata