Il mio rapporto con Bitcoin

Trasformare qualche euro in Bitcoin non è inseguire il miraggio di fare i soldi senza lavorare, è verificare se questo nuovo capitolo della tecnologia è un buon porto per i quattrini che hai guadagnato con fatica e con merito. Quei soldi che banche, fisco e governi aggrediscono ogni minuto.

Ognuno ha il suo personale rapporto col denaro che ha guadagnato o che gli è stato lasciato da chi l’ha guadagnato prima di lui e può farne ciò che desidera, può anche farselo rubare, giocarselo al casinò o alla ricevitoria della Sisal. In assoluta libertà.

Trasformare qualche euro in Bitcoin (la dimensione di quel “qualche” è soggettiva) non significa investire, esattamente come non significa investire comprare un lingotto d’oro. Significa sperimentare un nuovo modo di preservare il valore dei risparmi. L’oro non produce valore, produce protezione del valore.

E’ successo che l’incremento di prezzo di questo sistema digitale di “protezione del valore” sia stato esplosivo non appena una microscopica frazione dell’umanità ha saputo della sua esistenza. Oggi si stima che i possessori anche di una frazione di bitcoin non arrivino al 2% della popolazione mondiale. E tanto è bastato per farlo decollare fino a prezzi stellari.

E’ chiaro che una dinamica di questo tipo, libera di fluttuare senza controlli, seguendo unicamente l’obbedienza alla legge eterna della domanda e dell’offerta, non possa non far notizia e impressionare. E attiri Gatti e Volpi sempre in cerca di Pinocchi. Ecco quindi che i furboni cominciano a invocare lo Stato controllore che regoli, sottometta e vigili. Tutti coloro che “ci vuole una legge per proteggere Pinocchio” (e i Pinocchi che li votano).

E’ in quel momento che testeremo la resilienza di Bitcoin, inventato per essere controllato solo dalle persone libere, che ne determineranno il successo o l’insuccesso esattamente come si fa comprando o non comprando un prodotto nel libero mercato.


Il VERO VALORE di Bitcoin lo verificheremo da come saprà difendersi, non dai traders e dagli speculatori (degnissimi professionisti), ma dagli Stati e dai ladri di libertà.

di Mauro Gargaglione