Le Canarie come Dubai?

Cosa c’entra Dubai, a 9.500 km di distanza e con un reddito pro capite di oltre 38.000 euro, con le Canarie?

Deve essere stato indubbiamente il secondo elemento, indicatore esauriente della qualità della vita, a convincere il presidente del Gobierno de Canarias Fernando Clavijo a voler trasformare l’Arcipelago in una prossima Dubai, esternando il suo pensiero a New York durante un incontro con alcuni investitori e in Parlamento, nel corso di una sessione.

Dubai rappresenta indubbiamente una realtà fortemente attrattiva, dalle condizioni economiche invidiabili e dalla posizione geografica strategica che, unitamente a politiche fiscali molto flessibili, l’hanno resa vero e proprio centro nevralgico per il business internazionale.

Curiosamente la sua dipendenza al petrolio non è così alta come si immagina, pari cioè solo al 20%, pur possedendo la seconda più grande riserva petrolifera esistente negli Emirati Arabi; in realtà a fare da traino a tutta la sua economia attuale sono il commercio e il turismo, cresciuti e consolidati per effetto di investimenti in infrastrutture grazie ai proventi del petrolio.

Dubai, del resto, è famosa per i suoi edifici imponenti e gli hotel di super lusso.

A completare il quadro l’esenzione fiscale, che rappresenta un motivo per molte aziende straniere per eleggere la propria sede proprio a Dubai per portare avanti un business proficuo.


Ed è a questo quadro che mira Clavijo quando parla dell’Arcipelago, sottolineandone la stessa posizione strategica per la vicinanza con l’Africa occidentale e il medio Atlantico, i similari vantaggi fiscali di cui si può godere e una popolazione dai numeri altrettanto simili, 2,1 milioni di persone per le Canarie e 2,7 per Dubai.

Ma se queste similitudini potrebbero far pensare in effetti a trasformare l’Arcipelago in una Dubai dell’Europa, ve ne sono altri che aumentano quella distanza chilometrica che le separa, fattori per i quali, come per la distanza, vi sono ancora poche soluzioni al riguardo.

Il tasso di disoccupazione è uno di questi, dove a Dubai è dello 0,4% vale a dire uno tra i più bassi in assoluto di tutto il mondo e alle Canarie supera invece il 24%.

Analizzando meglio però questo importante dato, si scopre che dei 2,7 milioni di abitanti, 1,7 rappresentano la popolazione economicamente attiva, di cui l’80% sono uomini e più della metà sono stranieri; infine la maggior parte del lavoro offerto è nel settore delle costruzioni con salari molto bassi.

Insomma, il quadro si fa un po’ più chiaro se si legge meglio tra le righe.

Di fronte ad un reddito procapite di oltre 38.000 euro, va detto che le condizioni dei lavoratori di settori come quello delle costruzioni, a Dubai sono pessime, al limite dello sfruttamento e che costringono a vivere ai margini della scintillante metropoli; discorso a parte merita la condizione femminile e una forte identità islamica.

Dubai è uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti e il governo è retto da un sistema di monarchia costituzionale guidata dallo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum; la maggior parte della popolazione che vive nella capitale è straniero, prevalentemente del continente asiatico, e lavora nel settore delle costruzioni.

Oltre al petrolio che riveste un ruolo marginale nell’indotto generale del paese, sono il commercio e il turismo di lusso e di quei 14,9 milioni di turisti giunti a Dubai nel 2016, una cifra del tutto simile a quella relativa alle Canarie, è principalmente il forte potere d’acquisto a caratterizzarne la maggioranza, a differenza quindi di quelli delle isole.

A pesare sulle differenze l’aeroporto, che a Dubai dispone di 4 terminal per un totale di capacità ricettiva pari a 160 milioni di passeggeri, di compagnie aeree tra le più prestigiose che contribuiscono al 30% del prodotto interno lordo, e metropolitana e fermate di autobus con aria condizionata; sull’Arcipelago l’aeroporto principale di Tenerife Sur ha un solo terminale e una sola pista.

Insomma quanto ipotizzato da Clavijo richiede ancora molto impegno e lavoro, investimenti per infrastrutture importanti e comunque, alla fine, raggiungere il livello di occupazione e i dati economici di Dubai sarà molto difficile.

Ilaria Vitali