Allarme povertà e indigenza alle Canarie, tutti i dati della vergogna

Canarie, isole del Paradiso per i turisti ma scenario preoccupante per i residenti, tra i quali povertà e indigenza stanno accrescendo i numeri di coloro che si sono ritrovati in poco tempo senza un lavoro e senza una casa.

Il Parlamento delle isole ha di recente partecipato a un tavolo di lavoro monotematico su richiesta di tutti i gruppi all’opposizione, come PSOE, PP, Podemos, NC e ASG, durante il quale sono state chieste spiegazioni al Gobierno circa la grave situazione di indigenza che riguarda l’Arcipelago.

I dati sono allarmanti, così come si evince dallo stesso rapporto della EAPN, la rete europea delle ONG impegnate nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, rapporto che si conclude con il posizionamento dell’Arcipelago in coda a tutti i paesi spagnoli e al sesto posto peggiore nell’ambito dell’Unione Europea.

La situazione di indigenza appare ben evidente dai dati che individuano più di 937mila persone che vivono con meno di 685 euro al mese, questo significa che il 44,6% dei cittadini canari è a grave rischio di povertà, 16,7 punti al di sopra della media nazionale.

Peggio delle Canarie vi sono solo cinque regioni della Bulgaria e della Romania.

La perplessità che si insinua naturalmente riguarda il fatto che l’Arcipelago è una potenza turistica indiscussa in Europa da decenni e quando si dice che le isole sono una terra di contrasti per la loro varietà paesaggistica, da oggi è bene pensare anche al paradosso che vede un paradiso turistico europeo abitato da persone che non riescono, nella migliore delle ipotesi, a combinare il pranzo con la cena.


Nel corso degli anni gli indicatori relativi al benessere sociale dell’Arcipelago hanno rivelato posizioni di coda in quanto a efficienza scolastica, sanitaria, livello dei salari, pagamento delle pensioni e indice di occupazione.

In buona sostanza non ci si spiega come una comunità come quella delle Canarie che riceve più di 15 milioni di turisti l’anno, record assoluto battuto nel 2016 e destinato a replicarsi, possa avere il 44,6% di abitanti in condizioni di indigenza ed esclusione sociale e il 13,6% in condizioni di assoluta povertà, ovvero senza un tetto sulla testa.

Qualcuno ha tentato di dare una spiegazione, analizzando i dati macroeconomici che indicano che le Canarie sono sì emerse dalla crisi, raggiungendo lo scorso anno un volume di ricchezza misurata in PIL uguale a quello registrato prima della recessione economica, ma che l’economia è totalmente sbilanciata verso una mono fonte rappresentata dal turismo, laddove i settori prima trainanti come quello dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca sono nettamente secondari.

E se il turismo è stato in grado di generare decine di migliaia di posti di lavoro dal 2010 a oggi, non solo non ci si può aspettare che sia in grado di assorbire tutta la disoccupazione, ma si rivela assolutamente inutile per il 60% dei canari che, pur facendo richiesta nel settore alberghiero, non conosce nemmeno una lingua straniera.

Andando più a fondo nella problematica, è da sottolineare che i bassi salari di cui l’Arcipelago detiene uno dei primi posti in tutto il Paese, sono dovuti al fatto che l’economia si basa sul settore dei servizi, notoriamente quello che paga di meno.

A questo proposito alcuni economisti della Università di La Laguna hanno obiettato che alle Baleari, dove analogamente il settore trainante dell’economia è il turismo, gli stipendi sono tra il 18 e il 20% in più di quelli percepiti dai canari.

E quindi?

Gli esperti suggeriscono che sarà solo una questione di tempo, prima che tutti i settori dell’economia dell’Arcipelago riprendano il giusto regime, ipotesi che però sembra molto lontana considerando gli attuali dati che gettano una sinistra e sconfortante luce sulla popolazione canaria, sempre più attorniata da turisti ma con le tasche ogni giorno più vuote.

di Ilaria Vitali