Siccità, agricoltura canaria in ginocchio

Nonostante le prime piogge, per la agricoltura canaria permane una situazione di grande allerta, soprattutto nelle zone della Isla Baja, nel sud di Tenerife, dove l’acqua comincia a scarseggiare in maniera preoccupante, non solo per gli agricoltori che vedono già in pericolo i prossimi raccolti, ma anche per la popolazione.

Le ultime piogge infatti non sono state sufficienti per contrastare uno degli autunni più secchi mai registrati sulle isole benché si auspichi che febbraio, uno dei mesi normalmente più piovosi, ripristini la situazione idrica di tutto l’Arcipelago.

Insomma, potrebbe piovere di più, ma il condizionale è d’obbligo, visto che il mese di novembre, altro periodo notoriamente portatore di piogge, è stato il più secco di tutto il territorio spagnolo.

Secondo i dati di Aemet, l’Agenzia Meteorologica di Stato, a novembre in tutto il paese sono caduti 26 millimetri di pioggia, una cifra che rappresenta solo il 33% dei 78 millimetri normalmente registrati e alle Canarie in particolare si è registrato il 75% in meno di pioggia.

Inutile quindi mettere in discussione il cambiamento climatico che, a dispetto di dichiarazioni degli anni passati, è ormai una realtà.

Le statistiche riflettono gli effetti del riscaldamento globale, con diminuzioni significative delle precipitazioni e la registrazione di temperature anomale, tra gli 1 e i 2 gradi più alte rispetto ai valori convenzionali, portando a definire l’autunno dell’Arcipelago come molto o estremamente caldo a seconda delle isole.


Comuni come Vilaflor e San Miguel de Abona stanno vivendo una situazione insostenibile sia relativamente alla agricoltura che alle risorse idriche per la cittadinanza, che ha subito tagli nell’erogazione dell’acqua.

Il bacino Trevejos, la principale fonte di approvvigionamento della regione, ha accumulato il 4% della sua capacità totale e ora il territorio rischia di perdere qualcosa come 700 ettari di vigneto e di vedere messa a repentaglio la semina delle patate, la coltura principale di Vilaflor.

L’altitudine della zona, inoltre, rende impossibile il pompaggio dell’acqua proveniente dagli impianti di desalinizzazione dell’isola.

I bacini di Erjos completamente vuoti riflettono in maniera drammatica la grave situazione che sta vivendo Tenerife; queste formazioni idriche, situate nel parco rurale del Teno, sono state originate dall’uomo con l’estrazione della terra fertile da destinare alla agricoltura del sud e da allora l’umidità del terreno, che impedisce la filtrazione di acqua nel sottosuolo, ha contribuito a fare dei bacini di Erjos degli ambienti peculiari per flora e fauna.

Ma ora, a causa della siccità, di quei 10 bacini che attiravano escursionisti e amanti della natura, non rimangono che voragini secche.

Il sindaco di Los Silos, Santiago Martín, afferma di non ricordare esattamente l’ultima volta che ha visto gli stagni prosciugati se non nel 2007 quando, a causa di un terribile incendio, tutta la zona venne devastata.

E a confermare la gravità della situazione è intervenuto Wladimiro Rodríguez Brito, ex ministro all’ambiente e professore di geografia in pensione dell’Università di La Laguna, che ha sottolineato che la mancanza di piogge sta depauperando in modo preoccupante la falda acquifera dell’isola, con conseguente danneggiamento della vegetazione.

I bacini di Erjos ne sono un esempio lampante e Brito invita tutte le autorità a prendere seriamente in considerazione la necessità di sensibilizzare la cittadinanza a un consumo responsabile di acqua, prevedendo anche soluzione di riutilizzo della stessa a favore della ormai precaria agricoltura.

Ci si aspetta quindi un futuro difficile e dai risvolti catastrofici per l’habitat naturale, habitat dove anche l’uomo è un ospite ora in pericolo.

di Ilaria Vitali