Ritornano i controlli alle frontiere

Negli USA è stata proposta e momentaneamente respinta o accantonata una legge che, basata su controlli accurati, nega il passaporto al cittadino che non ha pagato le tasse.

Secondo il Trattato di Schengen del 1985 e quello di Amsterdam del 1997 sembrava di poter viaggiare da Tallinn in Estonia a Lisbona in Portogallo senza neppure dover rallentare alle frontiere, come già da sempre succede fra gli stati USA o il Canada. Parlando di restrizioni di viaggio e di controlli alle frontiere, però, le autorità europee sembrano non avere remore alla loro attuazione.

Eppure, dal momento che in Europa il caos finanziario e sociale è in manifesto peggioramento, i leader stanno iniziando a ignorare questi accordi che garantiscono la libertà di movimento in tutto il continente.

I nuovi governi, molto spostati o a destra o a sinistra, cominciano a fregarsene.

I controlli alle frontiere, i controlli valutari, dei salari e del calmiere dei prezzi, sono le solite tattiche da disperati dei governi insolventi, come i tempi diventano più duri, iniziano a stringere la presa, credendo stupidamente di poter rimettere il paese in salute semplicemente per decreto.

Dopo decenni di crisi economica e conflitti sociali nell’Impero Romano, Diocleziano promulgò nell’anno 301 il suo famigerato “Edictum De Pretiis Rerum Venalium” (NdR Editto dei prezzi).


Oltre a stabilire un tetto fisso su oltre 1.000 prodotti, servizi, e salari, Diocleziano fissò la pena di morte per gli speculatori che venivano additati come responsabili dell’inflazione.

Oggi cambia molto poco…

Di solito seguono i controlli di capitale, indirizzati alla confisca diretta di ricchezza dei suoi cittadini da parte del loro governo, e spesso questi controlli assumono la forma di requisiti di legge che impediscono alle persone di trasferire denaro all’estero, il possesso di valuta estera, o l’acquisto di metalli preziosi.

In altri casi, i governi in bancarotta cercano di intrappolare capitale all’interno dei loro confini, massimizzando così l’importo disponibile per la successiva imposizione o di altre forme di confisca. Questa tattica è solitamente utilizzata quando, mancando la fiducia, è compromessa la capacità del governo di prendere denaro in prestito.

Ad un certo punto, le persone raggiungono il loro punto di rottura e si riversano nelle strade per essere poi picchiati dalla polizia, preventivamente rinforzata, e queste tattiche sono state fin troppo visibili nel corso degli ultimi mesi.

E, infine, se le cose si fanno davvero gravi, la stretta dei controlli alle frontiere è un buon modo per prevenire che una marea di persone possa lasciare il paese, perché, prima di tutto, il governo ha bisogno di tante vacche da latte da poter mungere.