Un testimone racconta: gli HIWI

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Wehrmacht fece prigionieri ben 4.300.000 di soldati dell’Armata Rossa, due milioni e mezzo dei quali perirono nei lager tedeschi.

Buona parte di quelli ritornati in patria finirono nei gulag sovietici in Siberia, in quanto era vietato arrendersi al nemico. Nella seconda linea del fronte vi erano i miliziani armati di mitragliatrici, che erano pronti a falciare i codardi.

Durante la battaglia di Stalingrado, la più importante in assoluto di quella guerra, i fucilati dell’Armata Rossa furono circa 13.000, soldati che tentavano di salvarsi la vita con la fuga.

Ed ora veniamo al nostro argomento: gli HIWI. Questi erano ex soldati dell’Armata Rossa, che collaborarono attivamente con la Wehrmacht.

Nel 1944 io ne conobbi tre che erano al comando tedesco della villa di Aliano, dove vi era un reparto che proveniva dal fronte russo. Essi indossavano da divisa tedesca, però non portavano armi e facevano il servizio di corvee.

Il loro destino era segnato non appena passavano al nemico. A Stalingrado combatterono ben 50.000 Hiwi.


In alcuni battaglioni di fanteria metà erano tedeschi e metà ucraini, cosacchi, bielorussi, russi etc.

Alla resa della VI Armata furono tutti uccisi.

Non migliore sorte toccò ai tedeschi, che erano oltre 200.000. Quelli che ritornarono in patria furono poche migliaia e dopo tanti anni.

Le ragioni di questi Hiwi: alcuni erano anticomunisti, altri invece lo fecero per le tremende condizioni di vita dei lager.

I più fecero servizi di corvee nei reparti tedeschi, accudirono i cavalli, lavorarono nelle cucine etc.

Degli Hiwi in Italia, ho conosciuto in Versilia un ottimo meccanico, carrista dell’Armata Rossa, che come molti altri non volle rientrare in patria a guerra finita.

Per noi ragazzi il loro comportamento era inesplicabile, ma loro sapevano il perché.

(Enzo Pruneti-Tigre31)