La biodiversità canaria e l’abbondanza di resti di una cultura ormai estinta, l’arte rupestre Canaria, potrebbe sintetizzarsi in diversi modi: figure umane stilizzate, figure animali, concretamente cavalli, posteriori al XII secolo e che chiaramente rappresentavano gli stranieri che arrivavano alle isole, figure geometriche a forma di spirale, labirinti, semicerchi, etc.

Nell’arte autoctona che viene dalla colonizzazione, i nativi lasciarono la loro impronta anche sotto la forma di statuette di diverse forme e misure, delle quali non si conosce l’autentico significato culturale, ma è molto probabile che si usassero durante pratiche religiose.

I materiali utilizzati sono: fango, ossa, pietre…
Agli aborigeni piaceva anche adornare il loro corpo con collane o “pintaderas” (timbri con un manico con rilievi geometrici nella superficie destinati a stampare, si usavano per decorare il corpo o come timbro distintivo nei gruppi più grandi.
Si sono ritrovati numerosi vasi di ceramica, fatti principalmente da donne.
L’arte è il risultato di una storia aperta, senza fine, che ha marcato il destino delle isole.

La cultura Canaria ha ricevuto, in più o in meno, contributi da tre continenti, specialmente dall’Europa e dall’America dal XV secolo, essendo le isole un territorio di attracco, scala e scambio commerciale per secoli.
L’arte prodotta dagli aborigeni canari è scarsa, il resto è importato dalle tendenze europee che arrivarono alle isole, come il gotico, il rinascentista, il neoclassico, e per questo dobbiamo parlare dell’arte nelle Canarie e non dell’arte Canaria.
Nel XIX secolo, ci furono nelle Canarie tre periodi ben differenziati: il fernandino, con tratti romantici; l’isabellino, manierista; e un terzo periodo nel quale si trovarono nuove forme di realismo e impressionismo, coesistendo con il romanticismo.
All’inizio del XX secolo, l’Inghilterra investe nelle Canarie, per esempio nella costruzione del porto di Santa Cruz de Tenerife e il porto de La Luz di Gran Canaria.
Parlare dell’arte è complicato e pericoloso, sopratutto perché mancano molti dati storici, e intendendo per arte numerose discipline (poesia, teatro, danza, scultura, pittura, etc.) senza accennare all’arte tecnologica e urbana, molte volte non riconosciuta come tale. Per questo, dal XIX secolo in poi, parlerò della pittura, madre di tutte le arti plastiche conosciute.
Dalla fine del XIX secolo, la pittura Canaria ha dato passi fermi e sicuri grazie allo sviluppo della borghesia e all’adozione di nuove correnti pittoriche, e grazie a questo possiamo stabilire un percorso preciso che rappresenta la tendenza tradizionale, come la corrente regionalista, che esalta la tradizione.

Nell’arcipelago, le opere si esprimono intorno al mito delle Isole fortunate, facendo risaltare il lato pittoresco, il folklore o la bellezza del paesaggio, senza criticare il sistema imposto.
Il modernismo arriva nei primi del XX secolo e sottolinea gli aspetti fantastici della natura, con linee curve e colori variati.

Il massimo rappresentante, Nestor Martín Fernández de la Torre, creò disegni di grande bellezza letteraria.
L’espressionismo viene dalle preoccupazioni dello stato d’animo, che si manifestano in modo drammatico e penetrante.


Nelle Canarie sono specialmente importanti José Aguilar e Mariano de Cossio e nelle loro opere si mostrano le tematiche e le espressioni della gente dell’isola.

Un’opera particolarmente importante è il così chiamato “Friso isleño” (Casinó di Santa Cruz de Tenerife).
L’impressionismo verrà dalle mani di Nicolás Massieu y Malos, che fa luce sulla sua terra, plasmando il paesaggio in brevi pennellate di stile impressionista, come per esempio, i ciliegi in fiore.

Lo spirito colorista viene con Francisco Bonin e Jesús Arencibia, che usavano il colore con estrema sensibilità.
Nel 1946, si fonda ufficialmente il Gruppo di Acquarellisti Canari, sorto grazie a Bonin. Questo gruppo riuscì ad avere un grande prestigio anche fuori dall’ambito delle Isole.
Nel 1935, il surrealismo, parte dell’inconscio più profondo, si presenta grazie alla prima esposizione surrealista in Spagna a Santa Cruz de Tenerife, mostrando un cambio verso le espressioni artistiche anteriori. I principali rappresentanti canari del movimento saranno Óscar Domínguez e Juan Ismael.
Nel 1947, nasce il gruppo di Pittori Indipendenti Canari, sorto dal desiderio di creare una pittura diversa da quella del periodo del dopoguerra spagnolo.
L’arte astratta o informalismo arrivò dopo gli anni ’50 e i suoi rappresentanti furono Manolo Millares, César Manrique e Lola Massieu.
Il fauvismo e il cubismo nelle Canarie avranno come rappresentanti Antonio Padrón, Felo Monzón, Jorge Oramas e Juan Guillermo, usando la tematica isolana e il campo.
La scuola Lujá Pérez formò un gruppo d’artisti con una forza incomparabile nell’arte  canaria, che fondarono una tradizione artistica che iniziò un periodo di riflessione sui segni d’identità della cultura canaria e sulla posizione dell’uomo canario nel mondo.

Ebbe un gran valore ideologico, unendo la modernità con il passato preispanico delle Canarie. Felo Monzón è l’autentico ideologo di questa scuola.
Negli anni ’70 ecco nelle isole un nuovo risveglio dei giovani degno di nota per le sue caratteristiche, catalogato come la Generazione dei ’70, riunita intorno alla galleria CONCA, alla Laguna, eredi del surrealismo, con influenza dell’arte astratta e lavorando in particolare temi politico-sociali.
Attualmente, la quantità di giovani artisti canari è tale che sarebbe difficile elaborare una lista per una collettiva o semplicemente farne menzione in quest’articolo.

Tale è il numero che hanno superato molte altre comunità spagnole.

Silvia Giambra