Verbale del processo di una presunta strega poi arsa al rogo

Inquisizione oggi

Prima considerazione. Se un bambino scrivesse “SE ERO USCITO PRESTO, SAREI GIÀ VENUTO” tutti gli correggerebbero (giustamente!) queste parole strampalate.
Ma se lo stesso bambino disegnasse una casa con una porta sul tetto tutti lo ammirerebbero per la sua “creatività”.

Se il nostro bimbo scrive “… entra dalla porta sul tetto…” viene visto come un errore grammaticale o perlomeno risulta un errore logico, di contenuto, perché si pensa che le case reali non hanno porte sui tetti. E se il bambino voleva “disegnare col testo”, una casa reale? Magari era una metafora, un sogno, un divertimento. Le immagini possono farlo. La grammatica no? Non si può imporre al bambino di esprimere una grammatica obbligatoria della realtà che rischia di essere repressiva. E se il bambino vi risponde che la porta serve per far fare meno fatica a Babbo Natale? Vi sentite ancora di dirgli che ha scritto un testo con una sintassi errata?

Alle volte pare che il linguaggio non accetti la creatività.

Seconda considerazione. Ora parliamo di “giudizi”: specie nei “social”, compaiono testi, dichiarazioni, prese di posizione dove, se non si accordano col nostro modo di pensare, possiamo dare la nostra opinione ma in modo civile, oppure non considerare queste “presunzioni” e pensare ad altro. Invece molti cominciano a giudicare, raramente positivamente, sempre più spesso inveendo, contestando aspramente, ferendo verbalmente e volgarmente, insultando, latrando rabbiosamente.

A sentenziare cosa è giusto o sbagliato, dovrebbe essere un giudice (illuminato). Un giudice che giudica informandosi prima adeguatamente, ascoltando le parti, sorvolando su errori di sintassi, sentendo testimoni, coinvolgendo tecnici, con l’appoggio di una giuria, ecc…


Banalmente, le case automobilistiche, quando assegnano il nome alle proprie autovetture, cercano di evitare quelli che “diano fastidio” al paese dove le esportano: il termine Ritmo ha dovuto essere sostituito, nei paesi anglofoni e in Brasile (rhythm e ritmo, significano entrambi “ciclo mestruale”). Anche il fuoristrada Pajero della Mitsubishi prese il nome dal felino “Leopardus Pajero” per indicare la capacità di muoversi sui terreni impervi, ma dovette essere cambiato in Spagna, dove gli amanti dell’avventura, non potevano accostare il loro stile di guida al termine “pajero”, che evoca omosessualità e masturbazione. L’hanno quindi ribattezzata, per questo paese,  “Montero” (cacciatore). Ma non avessero cambiato il nome, questo provocava feroci critiche? Forse sì, dai soliti asociali.

Dunque se abbiamo da una parte una persona che magari scrive metaforicamente e dall’altra uno che capisce (empaticamente) cosa dice effettivamente, tutto scivola nel sensato, nella ragionevolezza.

Invece la personalissima ridicola sentenza personale, che molti portano avanti, appare come feroce e fanatica inquisizione; in altre parole molti si reputano Papi o Re despota nella propria stanza vuota e buia della loro inutile vita.

Andrea Maino