L’Italia ha la lingua più bella e spesso non sa come usarla

Perché la lingua italiana è “la più bella del mondo”? Lo  spiega la studiosa Annalisa Andreoni  nel suo ultimo libro dal titolo “Ama l’italiano. Segreti e meraviglie della lingua più bella”,  Piemme editore, e in un’interessante intervista firmata da Filomena Fuduli Sorrentino, docente universitaria e columnist de “La Voce di New York”. 

“L’italiano”, spiega la Andreoni, “è legato alla bellezza della nostra poesia, della nostra opera lirica, dell’arte, del paesaggio e in generale alla bellezza dell’Italia tutta.”  “Gli anglicismi”, chiarisce la studiosa, “sono diffusi al momento oltre ogni ragionevolezza”. Per quale motivo? “Per mancanza di senso civico da parte di chi si occupa di comunicazione, sia nella società che nelle istituzioni.”

In un’analoga intervista pubblicata anch’essa su  “La Voce di New York” a cura della stessa professoressa Filomena Fuduli Sorrentino, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca e autore di circa 200 pubblicazioni, fornisce il criterio per un uso corretto dei termini inglesi: essi vanno evitati quando manchi una parola entrata precedentemente nel vocabolario italiano.

In merito alla sudditanza quasi servile nei confronti della lingua inglese, la Andreoni ricorda che di recente   “il Ministero dell’istruzione ha promulgato un bando per Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) che richiede progetti scritti obbligatoriamente in inglese; la presenza di una versione italiana è solo facoltativa.” Ciò persino per  le discipline umanistiche e italianistiche nonostante la Corte costituzionale con la sentenza 42/2017 abbia definito  come «costituzionalmente indefettibile» il «primato della lingua italiana»”.

Con la lingua italiana, si sa, anche molti politici sono messi male. Spesso sbagliano concordanze e coniugazioni e usano termini di cui non conoscono affatto il significato. Persino la “ministra” dell’istruzione ha recentemente sfoggiato strafalcioni da manuale sia sbagliando l’uso del congiuntivo sia pronunciando un “più peggiore” che ha fatto rivoltare tutti gli italiani degni di questo nome e della lingua più bella del mondo: la lingua, apprezzata all’estero, che molti italiani, a cominciare dalle classi più “alte”, non conoscono a sufficienza e non sanno usare nell’elaborazione e trasmissione orale del pensiero e nella scrittura.


Al via “www.canzoneitaliana.it “ quasi tutte le canzoni italiane gratis e on line

E’ stato abilmente lanciato dal ministro dei beni culturali alla vigilia del Festival di Sanremo. Parliamo del portale “ www.canzoneitaliana.it “ dove è possibile trovare le canzoni del cuore e tutte o quasi le canzoni che hanno fatto la storia della musica leggera italiana. Detto col “burocratese” dell’Ufficio Stampa, il sito nasce per il “recupero storico, analitico e ragionato di una produzione fono discografica che si presenta oggi, soprattutto in rete, dispersa e non organizzata“. Tra i partner  che hanno dato il loro contributo alla realizzazione c’è la Società Italiana Autori ed Editori (SIAE).  Stranamente manca la RAI che negli anni d’oro del boom discografico aveva il monopolio oltre che del Festival di Sanremo di altre popolari iniziative che promuovevano in maniera formidabile la diffusione e i consumi discografici: da   “Canzonissima” a “Studio Uno”, da “Un disco per l’estate” al “Cantagiro” e a tante altre trasmissioni di successo.  Il materiale sonoro on line ha una sua organizzazione ma non è chiaro se essa sia in maniera sufficiente “scientifica” o divulgativa né se si sarebbe potuto fare diversamente e meglio. Se si dovesse insistere sul tasto “chiarezza” ci sarebbe peraltro bisogno di alcune risposte a domande più che lecite che ogni cittadino e contribuente italiano potrebbe porre ai propri governanti. Ad esempio: quanto è costata e quanto continuerà a costare questa operazione “canzone italiana sul web” ? chi ha avuto l’incarico di realizzarla, con quale procedura pubblica di affidamento lo ha ottenuto? All’inizio di febbraio abbiamo posto queste domande al ministero. Ancora non è pervenuta alcuna risposta. Siamo sicuri che arriverà. Quando? Se la vedrete in un trafiletto nei prossimi numeri, vuol dire che senza dubbio è arrivata nel rispetto dei principi di trasparenza e di buona amministrazione. Altrimenti pensatela come vi pare.

Perugia / Alessia, la pittrice che dipinge con la cioccolata  scaduta

Dipinge paesaggi di cioccolata, donne di cioccolata, animali di cioccolata, eroi dei fumetti di cioccolata. Insomma, datele qualche etto di cioccolata scaduta e Alessia Tunesi di Perugia vi crea un dipinto che potete portarvi a casa come souvenir del capoluogo umbro, capitale della cioccolata, e testimonianza d’ingegno e di originalità dell’artista che l’ha creato. Alessia è giovane, ha frequentato l’Istituto statale d’arte “Bernardino di Betto” di Perugia conseguendo il diploma di decorazione pittorica. Nel 2009, all’inizio delle sue esperienze lavorative, viene chiamata da Giorgio Ursini Ursic come restauratrice ed allestitrice ufficiale della mostra a tre dimensioni di modellini, bozzetti ed elementi scenici in onore dello scenografo Ezio Frigerio, tenutasi nella Capitale a Villa Doria Pamphilj. Ha esposto le sue opere in varie manifestazioni di Eurochocolate ed ha partecipato all’Expo 2015. Alessia Tunesi è nota anche all’estero. La sua tecnica di pittura è “semplice”: dopo aver spalmato la cioccolata fusa insieme ad un conservante, dando forma alle sue creazioni, usa dei fissanti per proteggerle dall’usura del tempo e dal calore.  I prezzi dei dipinti di cioccolata sono interessanti e per ora accessibili. Basta ricordarsi che trattandosi di cioccolato fondente scaduto e trattato, i quadri di cioccolata di Alessia si guardano, si ammirano ma non si mangiano.