Gli stranieri si affidano alle isole Canarie per lavorare, questo è quanto emerge dai dati del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale che rivelano che il 2017 si è chiuso con 94.410 soggetti stranieri registrati nel sistema occupazionale, un dato molto simile a quello del 2008 in epoca pre crisi economica.

In realtà il 2017 sarebbe il terzo anno consecutivo da quando è iniziata la ripresa dell’economia canaria in cui il numero degli stranieri sulle isole è aumentato; nel 2015, dopo anni di perdita di immigranti, il contributo derivante dal lavoro degli stranieri è aumentato con 78.304 nuovi iscritti alla Previdenza Sociale, fenomeno che si è ripresentato nel 2016 con 83.850 stranieri lavoratori in più.

I dati si discostano significativamente da quelli degli anni precedenti il 2015, come quelli del 2014 quando le Canarie persero circa 20mila impiegati stranieri rispetto al 2008.

L’aumento di forza lavoro proveniente da Paesi esteri presenta una doppia lettura; il numero crescente degli iscritti stranieri alla Previdenza Sociale Canaria coincide infatti con gli anni di boom turistico vissuto dall’Arcipelago.

Basti pensare che è dal 2015 infatti che il numero dei turisti ha cominciato a entrare nei record di affluenza, con cifre superiori ai 13 milioni, fino a raggiungere i 16 milioni nel 2017.

Secondo il Ministero del Lavoro, la maggior parte dei contribuenti stranieri è situata nei settori della ricettività e del commercio, quest’ultimo cresciuto a sua volta nel corso degli ultimi anni.


Nelle isole quasi il 27% delle filiali straniere opera infatti nel commercio e nella riparazione di veicoli e motocicli, seguito da un 23% nel turismo.

Riguardo alla nazionalità, la maggior parte degli stranieri che lavorano nell’Arcipelago provengono da paesi dell’Unione Europea, con 16.474 italiani, 8.983 inglesi, 7.537 tedeschi, cui si aggiungono 5.707 marocchini e 5.119 cinesi.

Ma se da un lato l’aumento di stranieri è da leggersi come effetto del crescente turismo sulle isole, è pur vero che la conoscenza delle lingue da parte degli stessi ha influito nel riuscire a penetrare il mercato del lavoro con discreto successo.

Prendendo come esempio i dati forniti dalle associazioni albergatori di Santa Cruz de Tenerife, si scopre che il 62% dei richiedenti impiego nel settore della ricettività non conosce alcuna lingua straniera, contro un 37% che oltre allo spagnolo è in grado di parlare anche l’inglese.

Questo ovviamente è uno dei motivi per cui la maggior parte degli stranieri che entrano nel mercato del lavoro canario trova impiego nel settore dei servizi dedicati al turismo.

Quello della lingua è un argomento clou per gli imprenditori, tanto che in diverse occasioni essi hanno espressamente richiesto una maggiore formazione linguistica, come Jorge Marichal, presidente di ASHotel, che ha ammesso la necessità di ricorrere all’assunzione di stranieri per poter colmare questa grave lacuna.

Pablo González, direttore di ASHotel, precisa che per gli albergatori sarebbe più semplice assumere persone delle isole, ma nella maggior parte dei casi si rileva un problema legato alla mancata conoscenza di almeno una lingua che fa propendere per lo straniero; con oltre 16 milioni di turisti l’anno, non è concepibile che gli studenti canari lascino l’istruzione secondaria con una scarsa, quando esiste, conoscenza dell’inglese.

Non è ovviamente la prima volta che le associazioni albergatori dell’Arcipelago insistono sul fatto che le Canarie dovrebbero essere bilingue e gli studenti uscire con una terza lingua oltre a inglese e spagnolo; ma il problema non è solo delle isole, bensì è tipico in tutta la Spagna, paese che risulta al quarto posto nella classifica dei paesi UE dove si registrano meno adulti che conoscono almeno una seconda lingua, dietro a Romania, Ungheria e Portogallo.

L’inglese è la lingua più studiata nella UE sia nell’istruzione primaria che secondaria, mentre francese e tedesco sono le seconde lingue più diffuse.

Il sistema di istruzione spagnolo comprende lo studio della lingua fin dalla scuola primaria ma, completato il percorso educativo, il livello acquisito è spesso scarso, fenomeno che suggerisce un problema di base nelle metodologie di insegnamento adottate.

Ed è quindi questo il principale ostacolo che i lavoratori spagnoli e quindi canari, devono superare quando si offrono per un posto di lavoro.

Franco Leonardi