La spesa per la protezione sociale in Spagna ha rappresentato nel 2015 il 24,7% del prodotto interno lordo del paese, una percentuale ben al di sotto di quella del 29% registrata in media dall’Unione Europea.

La notizia, fornita attraverso un comunicato ufficiale dell’Ufficio Statistico Eurostat, evidenzia come la bandiera unificatrice europea celi di fatto delle gravi disparità tra gli stati membri in materia di protezione sociale, vale a dire tutti gli strumenti legislativi ed economici rivolti alle categorie sensibili, quali anziani, famiglie in difficoltà, giovani disoccupati e persone senza possibilità di permettersi un alloggio.

In particolare i paesi che hanno speso meno nel sociale, oltre alla Spagna, sono risultati la Romania, la Lettonia, la Lituania, l’Estonia, l’Irlanda, Malta, la Bulgaria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, mentre semaforo verde per paesi come Francia, Danimarca, Finlandia, Belgio, Paesi Bassi, Austria e addirittura anche Italia, dove le percentuali sono tra le più elevate del resto d’Europa.

Le disparità, come viene precisato nella dichiarazione Eurostat, riflettono ampiamente le differenze tra i diversi standard di vita ma sono anche indicative delle differenti manovre nazionali istituzionali adottate dai singoli paesi nei confronti dei disagi sociali e delle relative problematiche ad essi collegate.

In generale in tutta l’Unione Europea il maggior impegno è rivolto alla protezione sociale per gli anziani, che rappresenta circa il 45,2%, seguito da quello per la sanità, l’assistenza medica e la disabilità, 37,3%, famiglia e infanzia, 8,6%, disoccupazione, per un 4,8% e infine alloggi e politiche contro l’esclusione sociale, 4,1%.

Rispetto al 2010 la spesa per la protezione sociale è cresciuta di quattro decimi in tutta Europa nel 2015 e di tre decimi nel 2014, quando in Spagna è scesa di sette.


Redazione