Nero per sempre

Nell’indomani della Prima  guerra mondiale, stilisti e sarti ridanno al Nero il suo statuto di autentico colore e ne fanno uno dei simboli della modernità. L’Art Deco gli accorda un posto importante e l’Espressionismo lo associa di frequente al rosso e al bianco. Verso la metà del XIX secolo, il Nero non è più solo tipico abito del dandy o del cuore del poeta, ma diventa onnipresente nella vita quotidiana della gente comune. E’ all’inizio della Seconda Rivoluzione Industriale che in Europa ed in America, annerirà progressivamente tutti gli spazi urbani e una parte delle campagne fino al cuore del XX secolo. E’ il tempo del carbone e del catrame, quello delle ferrovie e del bitume. L’arrivo della borghesia e della Prima Guerra Mondiale allarga il colore Nero a banchieri, finanza, e uffici ministeriali. Inoltre le professioni che detengono un potere ed implicano l’uso di una uniforme, come poliziotti, pompieri, doganieri, marinai fanno uso del Nero e la situazione rimarrà immutata fino ai primi decenni del XX secolo.

Alla nascita della Rivoluzione Industriale, il grande capitalismo finanziario ed industriale è nelle mani di famiglie protestanti che impongono i loro valori ed i loro principi di severa austerità. Per vari decenni la produzione standardizzata di oggetti destinata alla vita quotidiana, in tutto il mondo, sarà monocromatica, e cioè Nera: i primi telefoni, macchine fotografiche, stilografiche e automobili. Il mondo della fotografia è in bianco e Nero, anche il mondo del cinema è bianco e Nero.

Tuttavia anche se i pittori sono stati i primi a ridare al Nero la sua piena modernità, già alla vigilia della PrimaGuerra Mondiale e nel corso di tutto il secolo, sono soprattutto i designer, gli stilisti ed i sarti ad assicurargli una forte presenza e a lanciare la sua moda nell’universo sociale e nella vita quotidiana. Il Nero del Design non è né il Nero principesco e lussuoso dei secoli precedenti, né il Nero sporco e miserabile delle grandi città industriali, è un Nero insieme sobrio e raffinato, elegante e funzionale, gioioso e luminoso, insomma un Nero moderno. Per molti designer e per una larga parte del pubblico, il Nero è addirittura diventato, nel corso degli anni, il colore emblematico del design e della modernità. Questa dimensione moderna è ancora più evidente nel mondo della moda. Dopo la guerra, negli anni 20, questa modernità del Nero, si accentua.

Essa seduce ormai la gran parte degli stilisti: il celebre tubino nero di Cocò Chanel, creato nel 1926 e che ha attraversato i decenni, ha certo in questo campo un valore emblematico. Il tailleur nero, simbolo di eleganza discreta e pratica, prodotto da tutte le case di moda a partire dagli anni 30, gli fa concorrenza e rimane in voga fino agli anni 60, se non oltre.

Sul lungo periodo, il Nero resta il colore feticcio di tutti gli stilisti e dell’universo della moda. Del resto ancora oggi in una manifestazione che riunisce stilisti e designer, resti colpito dall’onnipresenza del colore Nero.

Ma simile predominanza del Nero si osserva in altri ambiti creativi, negli architetti, o in quelli legati al denaro (banchieri) e al potere (decisori).


Il Nero è allo stesso tempo, moderno, creativo, serio e dominatore.

Il Nero può anche mostrarsi ribelle o trasgressivo:” i Blouson Noirs”, i “Rockers”, i “Black Panters” e tutti i movimenti o gruppi che, nella seconda metà del XX secolo, hanno ostentato la propria rivolta adottando un abito Nero, hanno avuto parecchi antenati senza dubbio molto lontani.

Oggi il Nero ribelle e trasgressivo si è molto attenuato, se non degradato.

Vestirsi di Nero per proclamare la propria rivolta, il proprio rifiuto delle convenzioni o il proprio odio verso l’autorità, non basta più per farsi notare, solo qualche adolescente con qualche disagio nella propria pelle continua a farlo associando abiti di pelle Nera, piercing, e comportamenti eccentrici o provocatori. Ma tutto ciò non risveglia più la curiosità delle persone, né dei sociologi. Tanto vale per un giovane ribelle, mostrarsi con gli abiti della domenica o della Prima Comunione: si distinguerà di più. Oggi abbiamo, nella gamma dei neri, dei comportamenti che avrebbero destato orrore nei nostri nonni o bisnonni: portare direttamente sulla pelle un tessuto nero, asciugarsi con un asciugamano nero, dormire su lenzuola nere, o addirittura vestire di nero un bambino piccolo. Sarebbe stato scandaloso un secolo fa, oggi è diventato abituale. L’intimo bianco colore onesto ed igienico, il nero reputato indecente o immorale, riservato alle donne libertine se non alle professioniste del sesso. Il Nero sembra essere rimasto un colore pericoloso o trasgressivo solo in ambito dei fatti linguistici e delle superstizioni. Esistono così numerose locuzioni di uso corrente che sottolineano la dimensione segreta, vietata, minacciosa o funesta del colore Nero: mercato nero, lavoro nero, pecora nera, bestia nera, lista nera, libro nero, buco nero, messa nera, essere di umore nero, vedere tutto nero, giornata nera, ecc. Per quanto riguarda il primato del Nero sugli altri colori, esso è riservato alle cinture dello judo, e alle piste da sci, due ambiti propri dello sport. Ovunque altrove il Nero sembra essere rientrato nei ranghi, come mostrano i sondaggi d’opinione sui colori preferiti. In un’inchiesta mondiale, tra i 6 colori di base: blu-verde-rosso-nero-bianco-giallo, citati qui in ordine di preferenza, il nero non è né il più apprezzato (blu), né il meno amato (giallo): per la prima volta nella sua storia si situa a metà della gamma.

Che sia diventato un colore come tutti gli altri?

(Patrizia Giacotti)