Il “Gambetto” di Grosvenor

Grosvenor fu un pilota inglese che si trasferì negli USA al termine dell’ultimo conflitto e che, dopo aver vissuto a lungo a Boston, occupandosi molto poco di bridge, si spostò nel 1958 ad Atlanta dove, invece, cominciò a frequentare regolarmente tutti i maggiori tornei del sud est degli Stati Uniti. La storia delle gesta del nostro malinconico eroe sono tratte da un diario autobiografico, trovato dopo la sua misteriosa morte avvenuta nel 1968. Tutto iniziò nel 1961, un giorno in cui Philip era seduto al tavolo da gioco in Est e stava difendendosi da uno slam a cuori chiamato disponendo di queste carte:

Ovest attaccò con l’Asso di fiori e proseguì con il Re che Sud tagliò per poi giocare Asso, Re di picche e picche tagliata al Morto di Fante. Grosvenor si distrasse e mancò di surtagliare con la sua Dama scartando, invece, una piccola quadri.

Sud, ormai convinto che il sorpasso alla Dama di “atout” era fuori questione, giocò come se battendo in testa Asso e Re di “atout” nella speranza di trovarla in caduta in Ovest.

Il suo modo di giocare fu perfettamente coerente con gli antefatti, ma il risultato finale fu 6♥ – 1 come, del resto, accadde a tutti quelli che quella sera dichiararono questo Slam.

Sud, che era un noto giocatore del tempo, aveva perso la facile opportunità di realizzare il suo contratto e, anche per le vibranti proteste di Nord, si innervosì a tal punto che nella mano successiva sbagliò banalmente, conseguendo un ulteriore pessimo risultato. Questo episodio poteva finire lì, come innumerevoli altri di tal fatta che si consumano giornalmente sui tavoli di tutto il mondo. E, invece, nella contorta mente di Philip si fece strada l’idea che giocare volutamente contro ogni senso logico, poteva indurre l’avversario in un errore tale da minarne temporaneamente l’equilibrio psicologico, fino al punto da compromettere l’esito delle Smazzate immediatamente successive.

Grosvenor, prendendo a prestito il termine dagli scacchi, battezzò questa infida tattica di gioco come gambetto e fece pratica cercando di metterla in atto in ogni possibile occasione, divenendo pian piano, per queste sue beffarde giocate, il terrore di tutti i giocatori delle sue parti. Egli usava il suo gambetto più che altro negli incontri di duplicato, dove la perdita di capacità di concentrazione, che subivano le sue vittime, poteva perdurare compromettendo addirittura l’esito finale dell’incontro.


Man mano che progrediva nella sua equivoca arte, raccogliendone copiosi frutti, Grosvenor cominciò a tentare il gambetto in condizioni sempre più estreme e anche quando questo avrebbe comportato, in caso di fallimento dell’inganno, un risultato per lui catastrofico. Chiunque giochi a bridge da molti anni, conosce bene lo smarrimento della capacità di stare al tavolo che si produce a fronte di un qualche rovescio, specie se generato da una situazione ridicola e facilmente evitabile. I giocatori di bridge, che generalmente uniscono ad un pessimo carattere una grande considerazione di se stessi, cominciarono ad odiare profondamente Grosvenor tanto che, nel 1967 mentre si trovava nella cittadina di Biloxi per partecipare ad un torneo locale, subì un’aggressione nel parcheggio antistante il suo albergo da parte di tre uomini che, dopo averlo pestato ben bene, si dileguarono nottetempo senza venir mai identificati. Nonostante queste disavventure, il fascino perverso che il gambetto esercitava su di lui si faceva sempre più irresistibile, e una delle ultime pagine del suo diario riporta che, il 13 febbraio del 1968 in un torneo a Miami, si produsse questa Smazzata.

NdA Il gambetto è un’apertura di scacchi; il termine deriva dall’italiano del Cinquecento, epoca nella quale queste aperture furono teorizzate per la prima volta, e significa “sgambetto”, nel senso metaforico di “trappola”, “agguato”.