Il Fila Brasileiro ha origine Canaria?

Il Fila Brasileiro è una razza spartana, alimentata nei luoghi d’origine con pastoni di acqua e farina di mais arricchiti, quando c’erano, da scarti di cucina. Un tempo non erano affatto colossali, come alcuni esemplari per la verità poco tipici che si vedono oggi: i maschi si aggiravano intorno ai 70 cm al garrese e con un peso che comunque non scendeva al di sotto dei 50 kg, livello minimo che resta a tutt’oggi prescritto in tutti gli standard di razza. Le femmine, più piccole, arrivavano a pesare poco oltre i 40 kg. Se si vuole cercare di capire l’origine del Fila Brasileiro e di altre razze brasiliane, si finisce di incappare nelle Canarie, dove, nel 1404, gli spagnoli introdussero il bestiame nell’isola di Fuerteventura, scortati dai loro cani, che presero il nome di Perro Majorero o Bardino Majorero. Bardino significa tigrato. Majorero deriva da Mahorero’ o Maho, termine usato ancora oggi per indicare la popolazione di Fuerteventura e che deriva dall’antico termine guanci mahos, che erano un tipo di scarpe in pelle di capra indossate dagli abitanti originari.

Il Perro Majorero – spesso chiamato Verdino in quanto il mantello con una particolare luce del sole sembra verde – è un pastore e guardiano fedele, coraggioso, molto vigile, sospettoso, notevolmente aggressivo e persino pericoloso per gli sconosciuti. E’ pure strano, in quanto spesso presenta un doppio sperone a tutti e quattro gli arti. Ne rimangono alcune centinaia di esemplari, praticamente uguali a quelli di seicento anni fa. Nel 1994 la razza fu riconosciuta dalla Spagna. Dagli incroci fra i Perro Majorero e alcuni molossoidi discende il Perro de Presa Canario. Una precisazione: si legge spesso che questi molossoidi fossero incroci con Mastiff inglesi introdotti nelle Canarie intorno al 1800, ma non è affatto vero in quanto esiste documentazione storica sui Perro de Presa Canario fin dal 1515. Si trattava di potenti molossi intorno ai 45 kg, spesso tigrati e utilizzati da mandriani e macellai per tenere a bada i tori e uccidere i cani selvatici dell’isola, che erano di piccole dimensioni. Sono diverse le ordinanze e i documenti storici rinvenuti che ordinano di assicurarli sempre alla catena e con l’obbligo di non tenerne più di uno per famiglia, pena l’abbattimento immediato dei cani eccedenti da parte delle autorità. Erano pericolosi e se liberi spesso uccidevano o ferivano il bestiame e anche le persone. Molto probabilmente derivavano dai molossi spagnoli e furono usati nei combattimenti fra cani.

Alla fine del XVI secolo l’America, e in questo caso il Brasile, rappresentava la speranza di una vita migliore e molti sudditi dell’Unione Iberica partirono per quella meta. Lo fecero pure dalle Azzorre e da Madera, ormai sovrappopolate, nonché dalle Canarie. E visto che in Brasile si andava per coltivare la terra e allevare bestiame, quegli spagnoli-portoghesi portarono con loro i cani.

(Stralcio da “Cani d’America”, 2012, Antonio Crepaldi editore)