Tutti sappiamo cosa sono i “falsi amici”, quelle parole, cioè, che sono simili o addirittura uguali ma che in lingue diverse vengono usate con un significato diverso. Ebbene una delle cose che mi mette in difficoltà con molti italiani è parlar loro per la prima volta del “Casino” di Santa Cruz, di Arafo, di La Laguna, di Granadilla ecc. Anche senza voler scomodare i significati in italiano di “postribolo” o “confusione”, il pensiero dei miei interlocutori italiani va quasi sempre ad una casa da gioco, un “Casinò” (con l’accento finale). In spagnolo invece “casino” (senza l’accento) è sinonimo di “circolo culturale e ricreativo”.

In realtà la parola, nel significato che vi si dà in Spagna, è di origine italiana. Il dizionario di corriere.it per esempio dà come primo significato: “Casa signorile di campagna, un tempo usata per la caccia e lo svago”. Ed un tempo questo significato era di uso comune nella lingua italiana. Un “club”, un “circolo” che i benestanti di un tempo si costruivano fuori dalla zona urbana per le loro attività di svago. Il vocabolo “Casinò” (con l’accento) nacque come derivazione di questo significato originario per definire appunto un Casino (un casa) dedicata al gioco piuttosto che alla caccia o ad altro.

All’inizio del secolo XIX, l’assemblea nazionale spagnola conosciuta come “Cortes di Cadice” oltre a promulgare la Costituzione Spagnola del 1812 (cosa per la quale è rimasta famosa) promulgò una legge di “Libertà di Associazione” permettendo quindi la creazione di associazioni ricreative e culturali private. Iniziarono così a sorgere, sotto l’influenza della tradizione culturale britannica, i primi club privati con le loro sedi aperte ad i soli soci i quali pagavano una quota sociale periodica. Non sembrerebbe nulla di trascendentale, ma stiamo parlando di due secoli fa…

Questi club nascono in un momento molto particolare della storia spagnola. Il vecchio mondo, in cui l’unico protagonista sociale è l’aristocrazia, sta tramontando e si sta facendo strada, anche se tra mille difficoltà, una nuova società caratterizzata da libertà e diritti costituzionali, dove le classi borghesi, iniziando dalle più alte, cercano il loro spazio. In questo senso, i nuovi club rappresentavano uno spazio di socialità ideale, da cui il loro grandissimo successo sociale. E il destino volle che piuttosto che il termine inglese “club”, fosse il termine di origine italiana “casino” ad entrare nell’uso comune della lingua spagnola per riferirsi a questi circoli.

Uno dei primi fu il Casino di Castellón fondato nel 1814 nella città di Castellón de la Plana nel versante orientale della penisola iberica. Nella capitale, il Casino di Madrid nacque nel 1836. Inizialmente i “casinos” nacquero nelle principali città ed erano riservati alle classi più alte ma fu così grande il successo sociale di questi circoli e di quello che rappresentavano, che già nella seconda metà del XIX secolo erano ormai diffusi in tutta la geografia spagnola, finanche in piccoli paesini di poche migliaia di abitanti, coinvolgendo sempre di più anche le classi sociali più basse. Nel 1882 risultavano ben 1.568 “casinos” sparsi per tutta la Spagna, Canarie comprese. E alla fine del secolo ve ne erano ormai oltre duemila.

Le Isole Canarie non fecero eccezione. Il primo in tutto l’arcipelago nacque nel 1840 a Santa Cruz di Tenerife con il nome iniziale di “Gabinete de Lectura y Recreo” poi diventato “Real Casino de Tenerife” ed è tuttora attivo con il suo edificio nella centralissima Plaza de España. Nel 1855 nasce il casino de La Orotava con il nome di Liceo Taoro. A La Laguna nascono il Casino de La Laguna nel 1889 e l’Ateneo de La Laguna nel 1904. E potremmo continuare per tutta la geografia di Tenerife e del resto dell’arcipelago, ma a dimostrazione del fatto che queste istituzioni arrivarono finanche nelle piccole realtà rurali voglio citare il Casino “Unión y Progreso” creato ad Arafo nel 1906.


Il Casino di Arafo è infatti un chiaro esempio di come all’inizio del XX secolo le società ricreative e culturali non erano più patrimonio esclusivo delle città e dell’alta borghesia. Ne conosco la realtà e ne parlo con grande affetto in quanto ne divenni socio molti anni fa nel 2003, sei anni dopo il mio trasferimento sull’isola, e da vari anni ne sono il presidente. Ha funzionato ininterrottamente dalla sua fondazione, centododici anni fa, anche se ha cambiato più di una sede. Attualmente ha più di 300 soci in un paese di 5.000 abitanti ed occupa un edificio di 4 piani (di proprietà, come tutti i casinos) e si mantiene con le quote dei suoi soci. C’è una sala concerti con palcoscenico e pista da ballo, sala conferenze, sala esposizioni, biblioteca con sala studio e lettura, sala TV, e un patio esterno. E, immancabile come in tutti i casinos, ha al suo interno un bar-caffetteria-ristorante. Le attività sono quelle tipiche dei casinos, molte non riservate esclusivamente ai soci ma aperte al pubblico: lettura, studio, uso di materiali audiovisivi, concerti, teatro, feste da ballo, attività infantili, attività legate al folclore, campionati di “envite canario” (il gioco di carte tipico delle isole) giusto per citare le principali.

Nel 2006 abbiamo festeggiato il centenario insieme al casino di Icod de los Vinos (la Sociedad Centro Icodense) situata dall’altro lato dell’isola. Un gemellaggio nord-sud insomma. Ed entrambe le società ricevettero dal Cabildo la Medaglia d’Oro dell’isola di Tenerife per meriti sociali e culturali. In occasione del centenario fu creato il premio “Unión y Progreso” che viene assegnato ogni anno a persone o istituzioni pubbliche e private che si siano distinte per la propria attività volontaria e solidale nella società canaria.

Se dove vivete c’è un casino, è un’ottima occasione per avvicinarsi alla cultura e alla storia dell’isola in cui vi siete trasferiti.

Gianni Mainella

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DIDASCALIA DELLA FOTO

Dall’alto verso il basso: il Casino di Madrid, il Liceo Taoro de La Orotava e un evento di teatro nel Casino “Unión y Progreso” di Arafo