Afnio, un metallo chiave per l’industria nucleare scoperto nelle acque canarie

Afnio è il suo nome, elemento chimico di numero atomico 72, di colore argenteo e particolarmente adatto a legarsi con il tungsteno ma soprattutto in grado di assorbire neutroni nelle barre di controllo dei reattori nucleari.

Una recente spedizione internazionale nelle acque dell’Arcipelago Canario, composta da scienziati di diversi paesi guidati da esperti britannici, ha confermato l’esistenza di depositi di afnio in almeno due aree, tra Gran Canaria e Fuerteventura e vicino a Lanzarote; il ritrovamento di un metallo particolarmente apprezzato dall’industria nucleare e ampiamente utilizzato anche nei sottomarini azionati da questo tipo di energia, dopo la notizia dei giacimenti di tellurio, accresce la nomea dell’Arcipelago come luogo particolarmente ricco di risorse.

A differenza però dalle problematiche sollevate dal tellurio, nel caso del ritrovamento di afnio non vi sono possibilità di conflitti con altri paesi circa la proprietà del giacimento, dal momento che questo si trova in acque territoriali canarie.

Riguardo invece alla profondità del deposito, in nessuna zona supera quella di un km, una distanza che sebbene non faciliti l’estrazione del metallo, la rende comunque fattibile per l’attuale livello tecnologico del settore che si dedica a questo tipo di operazioni sottomarine.

Il prezioso metallo è stato trovato per lo più in due aree dell’Arcipelago ma, a detta degli esperti, sul fondo del mare quasi ovunque si trova afnio, materiale che può resistere, se ottimizzato con azoto e carbonio, a temperature estremamente elevate come 7.460 gradi, rendendolo quindi particolarmente utilizzabile nella generazione di energia verde e nella realizzazione di sofisticati programmi militari per computer.

Le concentrazioni di afnio nell’Arcipelago, come affermano gli scienziati tedeschi, sono molto elevate, fino a 0,93 parti per milione e questo è dovuto alla peculiare conformazione vulcanica delle isole e agli agenti atmosferici che qui dissolvono le polveri della regione del Sahara e del Sahel.


Come spiegano infatti gli scienziati americani che hanno preso parte alla spedizione, il minerale è in grado di raggiungere l’Arcipelago attraverso l’aria in sospensione del Sahara, stando ai dati gestiti dagli scienziati delle università di Zurigo e Oxford.

In Mauritania c’è un’alta presenza di afnio, pari a 27 parti per milione, cifra che si dimezza in Brasile, ma, come sostengono tutti gli scienziati coinvolti, è solo alle Canarie che la sua estrazione si rivela più produttiva; la Mauritania infatti dovrebbe affrontare significativi problemi nelle operazioni di reperimento di afnio in acque dove ha concesso permessi petroliferi a lungo termine.

Allo stato dei fatti, la Spagna è una delle potenze mondiali, insieme alla Cina, che possiede maggiori giacimenti di minerali rari, e ora ne rivendica presso le Nazioni Unite il controllo economico fino a 350 chilometri dalle Isole Canarie, sia ad ovest che a sud, che le conferirebbero i diritti esclusivi di sfruttamento dei giacimenti di tellurio. Fortunatamente, come è stato spiegato, tale ostacolo non esiste nel caso dell’afnio.

L’aspetto più entusiasmante del recente ritrovamento è la teoria degli scienziati che hanno studiato i fondali canari e secondo la quale l’afnio potrebbe addirittura essere in quantità superiore a quella ipotizzata.

Un esperto di chimica dell’Università di Las Palmas ha annunciato ufficialmente ai mass media che il letto delle isole Canarie potrebbe essere inondato di afnio, che tra le altre cose è radioattivo, e che per milioni di anni è rimasto in sospensione con la polvere del Sahara, per poi depositarsi sul fondo marino.

Franco Leonardi