Non è tutto oro ciò che luccica (mai frase più azzeccata di questa).

Ci scrive una ragazza che è stata sull’isola qualche mese per provare a sistemarsi (lavoro e vita) ma poi è rientrata perché ha capito che non era la vita che cercava/voleva. Pubblichiamo questa lettera sperando che serva a chi, come lei, vuole venire qui nelle isole a cercare una nuova vita.

“Appena arrivati a Tenerife, io e il mio ragazzo abbiamo risieduto al Nord. Abbiamo affittato una casetta per una settimana tramite airbnb, unica soluzione sicura, dato che molti degli annunci sui siti di affitto sull’isola risultavano truffe.

Quindi abbiamo deciso cercare la casa definitiva una volta arrivati sull’isola in modo da poterla vedere e correre meno rischi. Dopo varie difficoltà, abbiamo deciso di andare a sud, anche dietro consiglio di varie persone del posto che sostenevano che al sud ci fosse più possibilità di lavoro, data l’enorme affluenza di turisti.

Purtroppo gli standard ricercati anche per i lavori più umili sono ormai troppo elevati e gli stipendi  poco equi, dato che gli affitti a meno che non ci si addentri nei paesini di montagna, non scendono sotto i 500-600 euro mensili.

A livello estetico alcune zone dell’isola sono davvero meritevoli, ma vivere sull’isola è abbastanza complicato. Tra le cose che ho notato durante i due mesi e mezzo di permanenza posso evidenziare i prezzi gonfiatissimi (affitti, noleggio auto, frutta e verdura…), burocrazia lenta,  perenne puzza di scarichi in varie zone, sicuramente dovuta alla presenza di troppi alberghi (che da qualche parte dovranno scaricare).


Inoltre la presenza di italiani è spesso usata come causa di tutti i mali.

Mi preme sottolineare il costo degli affitti, soprattutto nelle “zone in” dove per un #monolocale arredato con mobili preistorici sono capaci di chiedere anche 800-900 euro.

E che ormai tutto è a pagamento, in particolare sono rimasta scioccata dai parcheggi a pagamento nei centri commerciali con le tariffe al minuto. E dalla poca umiltà di coloro che hanno una piccola attività commerciale magari aperta quando i tempi ancora non erano così critici e che adesso  atteggiano a grandi imprenditori.

E gli stipendi non commisurati all’aumento del costo della vita”

(lettera firmata)