Sebbene il tasso di sopravvivenza al cancro alla prostata sia aumentato considerevolmente in Europa passando dal 73,4% nel 1999 all’83,4% nel 2017, nelle isole dell’Arcipelago la mancanza di diagnosi di questa patologia ha ritardato l’evoluzione dei dati, lasciando la comunità autonoma in coda alla Unione Europea.

Mentre in Europa infatti 200 tumori alla prostata vengono diagnosticati ogni 100.000 abitanti, alle Canarie il numero è di 66, vale a dire un terzo in meno di diagnosi effettuate.

Il dipartimento di Urologia e Andrologia di Las Palmas a Gran Canaria ha di recente adottato un nuovo sistema diagnostico per individuare il cancro alla prostata, inesistente sulle isole sia a livello pubblico che privato, e basato su tecniche che limitano significativamente la possibilità di contrarre infezioni durante l’esame.

La biopsia per fusione transperineale prevede l’accesso alla prostata attraverso il perineo, la parte inferiore del bacino tra lo scroto e l’ano, anziché attraverso il retto, riducendo così la possibilità di infezione o sepsi che possono, talvolta, rivelarsi fatali.

Esaminare la prostata da una diversa angolazione consente inoltre l’identificazione del 20% in più dei tumori, senza considerare che il nuovo approccio risulta meno invasivo e più preciso, consentendo l’accesso a tutte le aree della prostata con maggior facilità e con un tasso di efficacia del 50% superiore rispetto alle tecniche tradizionali.

Il centro specializzato di Urologia e Medicina Sessuale e Riproduttiva, con i suoi 28 anni di esperienza alle spalle, ha ufficialmente annunciato che il nuovo sistema si sta diffondendo in Europa da alcuni anni con crescente successo.


Il dipartimento di Urologia e Andrologia con l’adozione della biopsia per fusione transperineale non solo ha raggiunto una significativa accuratezza nelle indagine, ma ha ridotto l’attesa dei referti che, in sole 24 ore, possono essere comunicati ai pazienti.

Portato avanti da un team multidisciplinare formato e coordinato dal Dott. Juárez del Dago, che ha assorbito il procedimento per diversi anni presso l’ospedale University College of London con il professore Mark Emberton e nella clinica Cemtro de Madrid con più di 400 casi trattati, la nuova tecnica è stata accompagnata da un protocollo che rende l’esame il più confortevole possibile mediante una seduta in ambulatorio e una leggera sedazione monitorata dall’anestesista, in aggiunta all’anestesia localizzata.

Dopo l’esame, il paziente rimane in osservazione per alcune ore prima di tornare a casa dove osserverà almeno un giorno di riposo.

Michele Vieri