Mistero alle Canarie, le misteriose apparizioni di luci

L’Arcipelago delle Canarie vanta una variegata gamma di molteplici e strani fenomeni, come quello legato alle misteriose luci, luces populares, viste in diversi luoghi come Mafasca, El Time, La Dama o Almáciga, avvistamenti che in molti casi sono stati così frequenti da essere entrati a far parte del paesaggio.

Il termine luci popolari è stato coniato diversi decenni fa dal Premio Planeta 2017 Javier Serra e dal  prolifico scrittore nonché esperto in folclore magico Jesús Callejo, in La España Extraña, libro realizzati da entrambi nel 1997.

Di fatto i due scrittori hanno creato un termine assolutamente neutro e privo di riferimenti geografici con il quale riferirsi alle diverse luci inspiegabili e ai loro comportamenti apparentemente intelligenti che, nel corso dei secoli, sono state identificate e alle quali sono stati attribuiti diversi significati, da quello relativo a manifestazioni divine, a espressione di esseri che popolano i boschi come fate ed elfi, di anime inquiete che vagano sulla terra, di scintille provocate dalle streghe durante i loro voli notturni e così via.

Nell’era della tecnologia e dell’esplorazione spaziale, le luci hanno poi tentato di rientrare nella classifica dei fenomeni UFO, una sorta di scatola molto ampia che contiene tutte le anomalie riscontrate nei cieli e ancora in attesa di una spiegazione.

In generale le luci delle Canarie sono state definite dalla tradizione popolare con il termine hacho, associato quasi all’unanimità alle anime dei morti che tentavano di riscattare i peccati commessi in vita.

In particolare nell’Arcipelago vi sono zone nelle quali le luci si sono manifestate con più insistenza, come il Roque de las Ánimas, ad Anaga, il barranco de las Ánimas a La Guancha, Las Ánimas a Puntagorda, Punta de las Ánimas a Betancuria, il Risco de la Luz a Santa Cruz de la Palma, tutti luoghi che hanno finito per creare una toponomastica magica che include territori considerati  incantati per essere stati teatro di misteriosi accadimenti.


Le luci che normalmente vengono avvistate presentano caratteristiche simili tra loro, quali le piccole dimensioni, pari a una palla da pallacanestro, con colori che variano dal rosso, al giallo fino al bianco.

E se in altre parti del pianeta queste luci sono paragonate a brevi flash, quindi fugaci e lontane, quelle dell’Arcipelago sono straordinariamente vicine, nitide e con una presenza prolungata nel tempo e nello spazio; molti testimoni concordano sul fatto che le luci, in modi diversi, interagiscono con l’osservatore, dimostrando quasi un comportamento intelligente, curioso e, secondo alcuni, propenso al gioco.

In totale sono stati catalogati 30 punti sulle isole dove il fenomeno è stato osservato con più frequenza e per un lungo periodo di tempo, basandosi sui casi registrati dal ricercatore Luis Javier Velasco e del collega di Fuerteventura Luis Miño, che hanno raccolto oltre 100 casi.

Gli eventi scelti dai due ricercatori hanno caratteristiche che escludono la possibilità che possano trattarsi di luci convenzionali, come torce, lanterne o fari di veicoli, insetti, gas luminescenti, e lo studio che ne è risultato evidenzia come le Canarie siano un luogo unico al mondo per la densità di eventi riscontrati, giudicata eccezionale.

Il più noto fenomeno di luci misteriose dell’Arcipelago è indubbiamente quello della Cruz de los llanos de Mafasca, a Fuerteventura; la leggenda costruita sulle numerose apparizioni per spiegarne la natura eccezionale in un contesto del tutto normale come i comuni di Betancuria e Antigua, si basa sul racconto dell’avventura di due schiavi che, fuggiti durante una notte di tormenta dalla loro amante, incontrarono sul cammino una pecora.

Affamati, i due trovarono solo una croce di legno da ardere per fare il fuoco, un atto sacrilego punito in seguito con la morte; la leggenda quindi vuole che le luci che appaiono in quei luoghi altro non siano che le anime dei due schiavi, costrette a vagare per l’eternità sul luogo del crimine.

Scritta per la prima volta nel 1901 sul settimanale La Aurora, la leggenda accrebbe grazie al numero incredibile di testimoni che videro le misteriose luci; tra questi Domingo Alberto Brito, un abitante di Betancuria, che ebbe numerosi incontri con il fenomeno, l’ultimo nel 1941 quando, infastidito, diede un calcio alla lampada che aveva vicino, provocando un accecante scoppio e un devastante incendio. Dopo quell’episodio Brito non vide più alcuna luce misteriosa.

Conosciuta invece come la Luz de la Dama è il secondo fenomeno più noto sull’Arcipelago e tipico deal comune di Vallehermoso, a La Vega Abajo, tra Chipude e La Dama.

In questo caso esistono almeno tre versioni al riguardo, una delle quali relativa al vagare dell’anima in pena di un’abitante a causa di una promessa non mantenuta, una di un residente emigrato in Venezuela incapace di aver costruito un eremo e infine una, la più distintiva, relativa alla leggenda di tre pirati che arrivarono a La Rajita con l’intento di nascondere un tesoro sotto terra.

Mentre uno dei tre era in attesa sulla costa, i due intenti a seppellire il forziere cominciarono a litigare per il suo possesso, finendo l’uno per uccidere l’altro; l’omicida, una volta tornato sulla costa, uccise anche il secondo compare, prima di cadere a terra morto e lasciando così per sempre sconosciute le coordinate del tesoro.

Le luci avvistate, secondo questa leggenda, corrisponderebbero alle anime penose dei pirati che si aggirano avide intorno al luogo dove ancora sarebbe sepolto il forziere.

Osservate sia dalla strada che porta all’omonimo belvedere che dal letto del barranco de las Angustias, sono las Luces del Time, di cui lo storico Lorenzo Rodríguez raccolse avvistamenti e la  relativa leggenda, nata nella seconda metà del XIX secolo, commentando che la tradizione spiegava quelle strane luci come l’anima addolorata di alcuni pellegrini che utilizzarono il legno di una croce per illuminare la notte.

Negli ultimi tempi hanno guadagnato l’attenzione popolare alcune versioni apocrife, come quella che attribuisce alle luci le anime dei guerrieri auariti che si tolsero la vita per difendere l’onore di fronte alla conquista castigliana, o come quella che riguarda la storia di una madre coraggiosa che per salvare la vita del suo bambino, bruciò una croce di legno, un sacrilegio perdonato quando ella rimpiazzò la croce in segno di pentimento.

Anaga è un territorio molto ricco di mistero e di storie di incontri con spiriti, streghe e luci vaganti; per la tradizione la Roque de las Ánimas, che prende il nome dalle misteriose luci che la infestavano, è il luogo dove le apparizioni venivano attribuite alle anime dei pescatori morti, le cui testimonianze vennero raccolte sapientemente dal medico Juan Bethencourt Alfonso che descrisse la presenza frequente di una luce verdastra in differenti angoli della zona.

A metà degli anni 90 ci fu la possibilità di raccogliere testimonianze dirette di questo caso, tra le quali quelle di persone che interagirono personalmente con le luci.

Elemento distintivo dei racconti è il fatto che 3 abitanti, soliti nell’assistere al fenomeno, cercarono un giorno di circondare una delle luci per poi colpirla con delle pietre; l’azione si concluse con uno scoppio di luce che fece scappare a gambe levate i tre intraprendenti cittadini.

El hacho viajero de Gran Canaria riguarda infine una storia molto curiosa, di cui parlò abbondantemente Sebastián Jiménez Sánchez riferendosi a una luce dalla forma di ascia che ogni sera, a La Laguna, tra i comuni di Teror e Valleseco di Gran Canaria, era solita apparire.

La luce venne attribuita all’anima addolorata di una persona che, caratterizzata in vita da una propensione anti cristiana e dal carattere rabbioso, si divertì a distruggere una croce; l’autore dell’atto sacrilego, impressionato da certe strane apparizioni e tormentato da sogni ricorrenti, decise di imbarcarsi per Cuba con lo scopo di dimenticare l’episodio e di allontanare le allucinazioni.

Una volta giunto a Cuba l’uomo morì e secondo la leggenda il suo spirito fu condannato a trascorrere 6 mesi alle Canarie, sotto forma di ascia luminosa, e 6 mesi a Cuba.