Asfalto e tempismo sono i due elementi chiave affinché il pittoresco villaggio di Guía de Isora, Las Fuentes, una volta il granaio di gran parte del sud ovest di Tenerife, possa di nuovo essere accessibile.

La crisi dell’agricoltura per effetto della siccità, la difficoltà di comunicazione e la lontananza hanno infatti reso Las Fuentes un enclave abbandonato, pur possedendo 33 case censite; l’emigrazione prima e l’attrattiva del turismo come unica possibilità di guadagno poi, hanno provocato flussi migratori degli abitanti del villaggio a partire dagli anni 70.

E poco importa se a Las Fuentes vi siano preziose vestigia delle tecniche agricole tradizionali che sono state in grado di creare los fuenteros, come le terrazze che raccoglievano le acque piovane da utilizzare per gli splendidi frutteti, o le rocce vulcaniche sfruttate per regolare l’umidità del suolo permettendo ai raccolti di crescere anche nelle condizioni più avverse.

Il consiglio finalmente ha deciso di investire un milione di euro affidando alla società TRAGSA il compito di pavimentare in asfalto la sconnessa strada di accesso al paese, operazione che andrà a beneficio di una decina di ettari di colture principalmente utilizzati per vigneti e coltivazioni di patate.

I lavori di riasfaltatura sono già piuttosto avanzati e a breve si prevede la possibilità di accedere a Las Fuentes in via eccezionale per coloro che lì hanno proprietà e abitazioni.

Ovvia la soddisfazione dei cinquanta proprietari dei terreni del villaggio alla posa del secondo strato di asfalto e cemento che, protetto da una pellicola trasparente in modo che i pochi veicoli possano muoversi seppure con le dovute cautele, rappresenterà il primo passo verso la chiusura di una battaglia durata anni contro l’oblio di Las Fuentes.


L’Associazione Los Mamantiales di Las Fuentes si trova particolarmente soddisfatta del lavoro in corso d’opera e soprattutto della costruzione di un grande muro di cemento nella curva della scogliera Los Morales che, insieme al problema asfalto, costituiva una necessaria infrastruttura per consentire l’accesso al villaggio senza rischi.

E così forse l’originaria popolazione di questa enclave, pari a 100 persone, potrà tornare finalmente a casa.