Dove si trovano le Canarie, in Europa o in Africa?

Geograficamente parlando non vi è alcun dubbio sul fatto che l’Arcipelago sia situato in Africa e chiunque abbia un minimo di conoscenza della geografia non può che essere d’accordo; riguardo invece agli aspetti politici, culturali, economici e sociali, la questione è diversa.

Il sistema politico delle Canarie è un modello europeo, basato sullo stampo della democrazia greca e sulla difesa dei diritti politici dei cittadini, quindi nulla a che vedere con le false democrazie del continente Africa.

Carlos Fernández Esquer dell’Università Autonoma di Madrid ha di recente condotto uno studio dal titolo El extravagante sistema electoral canario, nel quale ha paragonato i 65 sistemi democratici di tutto il mondo con il sistema elettorale delle Canarie, rilevando che quest’ultimo, insieme a quello della Tanzania, è il peggiore tra tutti.

Ebbene sì, il sistema elettorale canario pare sia tra i peggiori al mondo; è atipico, prevenuto, non egalitario e produce una diminuzione del pluralismo politico.

In breve è stato progettato in modo tale da scoraggiare la creazione di nuovi partiti politici e mantiene gli elettori prigionieri del cosiddetto “voto utile”; il 33% dei seggi in parlamento è mal distribuito e un seggio su tre è illegittimo.


Secondo Esquer, il sistema elettorale delle isole, che non supera i minimi requisiti di igiene democratica, è più vicino a quello della Tanzania (Africa) che alle democrazie occidentali ed europee.

Si può affermare che i canari siano cittadini europei alla stregua dei polinesiani di Thaiti e dei dipartimenti francesi nel Pacifico, così come dei neri e degli indiani della Guyana francese, degli indios dell’isola di Reunión del Pacifico e dei meticci caraibici della Martinica, di Guadalupe o delle isole Cayman: ma nessuno di essi viene mai definito europeo, così come nessun hawaiano viene chiamato americano, a dispetto del fatto che le Hawaii siano di proprietà degli Stati Uniti.

E parlando invece dell’aspetto culturale, la mentalità e il concetto di cittadino che si respira in paesi come Germania, Inghilterra, Olanda, Svizzera, Francia, hanno ben poco a che fare con quelli della Spagna e tanto meno delle Canarie.

Del resto, come sottolinea Esquer, le isole Canarie hanno uno sfondo culturale nordafricano e berbero di cui la maggior parte dei cittadini non ne è nemmeno a conoscenza; l’eredità nordafricana è palpabile solo da chi vuole vederla, è un bagaglio spirituale e culturale straordinario che spesso lo stesso canario disprezza, rifiutando la sua essenza.

Si potrebbe quindi almeno affermare che le Canarie siano più europee nel sociale rispetto agli africani, ma anche in questo caso sarebbe bene, prima di fare quest’affermazione, leggersi un po’ di dati: gli indicatori sociali come la disoccupazione e la povertà dicono ben altro.

In buona sostanza l’economia delle Canarie non è così lontana da qualsiasi economia sottosviluppata della vicina Africa, addirittura è curioso osservare come vi siano molti paesi africani che si stanno sviluppando meglio delle isole, che in paesi come il Botswana vi siano livelli più elevati di capacità governativa e più bassi di corruzione.

Certamente l’economia canaria non è africana, è aperta e moderna ma, attenzione, eccetto per l’apertura e la modernità degli aeroporti che devono portare turisti, tutto il resto è chiuso.

L’economia delle Canarie è una delle più chiuse e burocratizzate che attualmente esistono, seconda solo alla Corea del Nord; dopo aver avuto un’economia aperta durante l’epoca dei Puertos Francos iniziata con la Prima Guerra Mondiale, l’Arcipelago ha vissuto un grande sviluppo e successivamente durante il regime franchista alle Canarie si trovava di tutto.

Infine tutte queste libertà sono state eliminate con le successive riforme del REF e la piena integrazione nell’Unione Europea, che ha creato un mercato vincolato per il collocamento delle eccedenze industriali e agricole della Spagna.

All’inizio del ventesimo secolo, in pieno svolgimento dei porti franchi e delle libertà commerciali di cui l’Arcipelago godeva, le importazioni dalla Spagna rappresentavano il 12% delle importazioni totali delle isole; oggi la situazione è cambiata e le Canarie importano il 90% dalla Spagna, senza che questo sia giustificato dalla competitività internazionale della penisola.

Un esempio?

Secondo l’ordinamento delle misure fitosanitarie del 12 marzo 1987, le Canarie possono importare  arance solo ed esclusivamente dalla Spagna, vale a dire non hanno alcuna possibilità di importare lo stesso prodotto dal Marocco o da qualsiasi altro paese che non sia la Spagna.

Uno spagnolo, invece, può importare arance dal Marocco, imballarle ed esportarle alle Canarie.

Ma ancora: nell’Arcipelago è nota la grande coltivazione di avocado, frutto di qualità nettamente superiore a quelli coltivati in Spagna, ma, attenzione, è vietato esportarli nella penisola.

La conseguenza è che la produzione deve essere venduta sul territorio delle isole, con evidenti eccedenze e nascita di mercati illegali.

L’unica soluzione, che sarebbe quella di produrre guacamole e esportare così il prodotto lavorato, non è nemmeno da prendere in considerazione; l’importazione di imballaggi è penalizzata dall’Arbitrio sobri Importaciones y Entregas de Mercancías en la Islas Canarias (AIEM).

Quindi, a conti fatti, è meglio spostare l’industria al di fuori delle isole anziché mantenerla in un regime chiuso come quello delle Canarie.

Analogamente accade per l’aloe vera, sull’Arcipelago di eccellente qualità, ma se si importano gli imballi per confezionarla si incorre in un vero e proprio salasso grazie all’AIEM; ovviamente se qualcuno dalla Spagna esporta lo stesso prodotto alle Canarie, non paga nulla.

E industria, produttori e aziende di lavorazione sono destinate a scomparire.

La distribuzione commerciale è in mano agli stranieri e il settore turistico a quella dei tour operator.

Facendo un breve riepilogo, vi pare che corruzione, mono colture, salari bassi, elevata disoccupazione, attività marginali alla catena primaria di valore e indicatori sociali da brividi, siano elementi più europei o da terzo mondo?

Alla luce dei fatti chi si deve ritenere offeso dal concetto che le Canarie sono annesse all’Africa, non è il canario, bensì l’africano.

di Ilaria Vitali