COS’È LO “SPREAD” E PERCHÉ QUANDO SALE FA MALE ALLE TUE TASCHE

Nelle prossime settimane, e forse anche mesi, sentiremo parlare tutti i giorni di spread e tassi d’interesse. Cos’è allora questo “spread”?

Purtroppo la pigrizia mentale di molti italiani, e prima di tutto dei giornalisti che invece dovrebbero cercare di chiarire le idee alla gente, generalmente non traduce in italiano questo termine, lasciandolo così avvolto nella nebbia.

La traduzione italiana più nota, per quanto poco usata dai media, è “differenziale di rendimento”, ma trovo molto azzeccata la traduzione spagnola “prima de riesgo”, ossia “premio al rischio”. Entrambe le traduzioni sono corrette ed esprimono lo stesso concetto da punti di vista diversi, come ora cercherò di spiegare. Ma… “differenziale” rispetto a quale “rendimento”, e “premio” per quale “rischio”? Andiamo per gradi, una cosa alla volta.

Tutti gli Stati del mondo, quindi Italia compresa, chiedono denaro in prestito ai risparmiatori nazionali e internazionali per finanziare le spese della sanità, dell’istruzione, dell’ordine pubblico, dei tribunali eccetera. Per chiedere questi  prestiti emettono delle “obbligazioni”, cioè dei “certificati” rappresentativi del debito statale, per periodi variabili da pochi mesi a molti anni.

In questi periodi lo Stato paga gli interessi ai risparmiatori per l’uso del loro denaro, e alla scadenza del titolo, ossia del certificato, gli restituisce il capitale investito. Il titolo cosiddetto “guida” di queste emissioni rappresentative del debito pubblico (cioè quello più importante che fa da riferimento per tutti gli altri) è quello che dura 10 anni (vale a dire che il capitale prestato dal risparmiatore gli viene restituito dallo Stato dopo 10 anni): è il cosiddetto “decennale”.

Tutti gli Stati ne emettono uno: in Italia sono chiamati CCT, in Germania Bund, in USA Treasuries, nel Regno Unito Gilts e così via: cambia il nome, ma non la sostanza. In attesa che scadano i 10 anni e al risparmiatore venga rimborsato il capitale, lo Stato gli paga periodicamente gli interessi con una “cedola”.


E qui arriviamo al punto… quant’è quest’interesse percentuale, chiamato tecnicamente “tasso”? Come e da chi viene deciso? Intanto cominciamo a dire che evidentemente prestare soldi è sempre un rischio, perché non si sa mai se il debitore li restituirà o no. Altrettanto ovviamente, più il debitore è rischioso, nel senso che alla scadenza potrebbe non riuscire a restituire il capitale ricevuto, più evidentemente questo maggior rischio dev’essere compensato da un interesse più alto.

La Germania è unanimemente considerata, fra tutti gli Stati dell’Unione europea, quello più solido e in migliori condizioni economiche, dunque quello meno rischioso in assoluto fra tutti quelli a cui i risparmiatori prestano i loro soldi; quindi il tasso d’interesse offerto dai Bund tedeschi è quello che viene preso come riferimento dal mercato (cioè dai risparmiatori internazionali) per calcolare i tassi d’interesse (“rendimenti”) che gli altri Stati devono pagare. Chi ha deciso questo? Ovviamente solo e unicamente il mercato, cioè i risparmiatori che investono i loro sudati soldi cercando giustamente di farli fruttare al massimo senza rimetterci il capitale.

Poi ahimè ci sono altri paesi… dove lo Stato è più indebitato della Germania, a volte MOLTO più indebitato… quindi i risparmiatori percepiscono questi Stati come più rischiosi per il loro capitale. Se poi questi Stati non solo sono indebitati o indebitatissimi, ma si dimostrano incapaci di ridurre il debito, o addirittura seguono politiche che lo aumentano (o anche solo “potrebbero” aumentarlo), i risparmiatori (cioè i mercati) si innervosiscono e per farsi compensare di questo maggior rischio pretendono tassi d’interesse maggiori rispetto a quello “di riferimento” (il Bund tedesco).

Ecco spiegato cos’è lo “spread” o “differenziale di rendimento” o “premio al rischio”: è il compenso più alto che i risparmiatori esigono per prestare soldi a debitori considerati “più rischiosi” di un altro. Il differenziale di rendimento si misura in “punti base”: 100 punti base corrispondono a un maggior o minore interesse, rispetto al “tasso di riferimento”, dell’1%. Venerdì lo spread del CCT decennale italiano rispetto al Bund decennale tedesco era di 200 punti base, cioè del 2%, ma probabilmente, se proseguiranno situazioni considerate “rischiose” da chi presta i soldi, presto arriverà a 500 punti base, cioè al 5%, o anche più.

Che cosa significa questo? Che se, per esempio, i risparmiatori internazionali per investire in Bund tedeschi si accontentano (faccio solo un esempio per capire) poniamo di un tasso d’interesse della cedola periodica dello 0,50%, dall’Italia oggi vorrebbero lo 0,50% + il 2%, ossia il 2,50% e fra poche settimane potrebbero volere lo 0,50% + il 5%, cioè il 5,50%. E speriamo che si fermi lì, ma di questo magari parleremo un altro giorno. Per finire, perché questo spread è tanto importante?

Ma ovviamente perché, detta brutalmente semplificando un po’ per capire il concetto, il “differenziale di rendimento”, cioè i soldi in più che uno Stato ritenuto poco affidabile deve pagare per “convincere” i risparmiatori internazionali a comprare i suoi titoli del debito pubblico, deve essere recuperato: o aumentando le tasse o riducendo la spesa per i servizi, o tutt’e due le cose. Per uno Stato indebitatissimo come l’Italia, aggiungere un 5% all’interesse pagato sui titoli di nuova emissione potrebbe causare danni gravissimi al tenore di vita già compromesso di tutti gli abitanti.

Francesco D’Alessandro