L’Arcipelago deve rinnovare la propria offerta turistica

Arrivano i primi segnali di cedimento di una strategia turistica ormai superata

A dare ufficialmente l’allarme è la società di consulenza Deloitte, che afferma perentoria che l’Arcipelago ha ormai urgenza di rinnovare la propria offerta turistica se vuole continuare ad eccellere nel settore, ma soprattutto se desidera sopravvivere con un’economia incentrata quasi esclusivamente sul flusso dei visitatori.

I primi segnali che la strategia perseguita fino ad ora stia cedendo sono nella contrazione delle prenotazioni e nella riduzione dei consumi negli hotel e nei ristoranti, un fenomeno che appare per la prima volta dopo 5 anni di vacche grasse.

Le ragioni principali sono dovute a fattori esclusivamente strutturali, come l’aumento dei prezzi nelle strutture ricettive che sono ormai lontani da quelli richiesti dalla clientela dei tour operator, cui si accompagna un incremento dell’1,5% di vendite per i supermercati, per effetto dell’impennata degli affitti di case vacanza, un’opzione che ora attira coloro che, con budget più limitato, desiderano fare una vacanza sulle isole.

Di fatto si è di fronte al prologo di un cambio di tendenza e se Tenerife ha già perso nei primi 2 mesi dell’anno 25.000 turisti, Lanzarote è a meno 9.500 mentre Fuerteventura a meno 9.000.

Solo Gran Canaria ha registrato un incremento di 31.000 turisti tra il 2017 e il 2018, aumento dovuto al boom degli affitti che rimane non regolamentato a dispetto delle cifre in crescita per questo settore.


Il profilo tipo degli inquilini delle case vacanza è generalmente quello di una famiglia con 2 figli, che cerca un appartamento silenzioso, economico e con almeno 2 stanze; questa tipologia di turista non prenota in hotel o strutture similari, ma si affida ad internet e ai portali dedicati per trovare la giusta soluzione.

A dimostrazione di questa inversione di tendenza e della necessità per le isole di rinnovare la strategia turistica, basti considerare che AENA non prevede di espandere la seconda pista di Gando poiché le statistiche non garantiscono un aumento reale della domanda almeno fino al 2025.

Ma ancora peggio, sottolinea la Deloitte, le banche non finanziano più del 45% le operazioni turistiche e in ogni caso solo a soggetti che dimostrino di essere i proprietari del terreno e che presentino un piano di investimento basato sull’innovazione.

Cala la fiducia e calano le possibilità di presentare garanzie.

Gran Canaria ha ancora buone possibilità di crescita grazie alla sua offerta turistica basata sul 65% di bungalow e appartamenti, ma nel frattempo gli albergatori sono vittime di leggi restrittive o addirittura di stop giudiziari, come accaduto a Maspalomas e Playa del Ingles, dove la denuncia di Nueva Canarias al Plan de Modernización Turística ha fatto bruciare 200 milioni di euro di investimenti privati.

Le banche, incoraggiate da prestiti meno costosi, esigono oggi garanzie che la comunità imprenditoriale dell’Arcipelago non è in grado di avere ed è per questo che, secondo Deloitte, rinnovare tutto il settore è ormai di fondamentale importanza.

Franco Leonardi