Il settore edile alle Canarie sta iniziando a stimolare l’economia, creando posti di lavoro e generando nel complesso un diffuso senso di ottimismo; dall’inizio del 2015 sono cominciati infatti i primi segnali di ripresa che hanno continuato a crescere in modo costante e moderato, stabilizzandosi fino a oggi.

Il primo trimestre dell’anno, secondo i dati dell’associazione imprese del settore edile Fepeco, ha visto la creazione di 312 nuovi posti di lavoro nella sola provincia di Santa Cruz de Tenerife, contratti sottoscritti in attesa che si proceda con l’esecuzione di lavori pubblici ancora in fase progettuale o in attesa di gara di appalto: un’evidente iniezione di fiducia che si estende anche alle imprese ausiliare del settore edile.

Il presidente Fepeco Óscar Izquierdo è recentemente intervenuto sull’argomento, precisando che gli sviluppi futuri del mercato del lavoro dipenderanno dall’agilità di manovra del governo, demandato a richiedere alle singole amministrazioni un’efficace gestione delle contrattazioni.

Analizzando il caso di Santa Cruz, si nota come dopo il 2013, anno nero in quanto a perdita occupazionale, è seguito un periodo di lenta ripresa, iniziata nel 2015 e stabilizzatasi nel settembre del 2016, quando per la prima volta dopo la crisi, si è superata la barriera dei 20.000 posti di lavoro creati.

Da marzo 2015 a marzo 2018 sono nati 5.348 nuovi affiliati nel Régimen Generale del sector de la Construcción e 843 nel RETA, l’associazione dei lavoratori autonomi, così come sono stati creati 6.947 posti di lavoro, dei quali l’87,25% in regime di dipendenza e il 12,75% autonomi.

Per essere a livello della situazione pre crisi, il settore edile necessita di incorporare 6.000 ulteriori persone, una situazione che si ipotizza realizzabile nel giro di un anno e mezzo per effetto di un’evoluzione costante e di un incremento di richieste di ristrutturazioni di opere e infrastrutture pubbliche.


Izquierdo rimane comunque cauto nella valutazione dei dati ancorché positivi, convinto che non si possa ancora parlare di una vera e propria fase di crescita; pur avendo maggiore capacità di creare posti di lavoro nel settore, al momento la mancanza di efficienza ed efficacia della macchina pubblica comporta ritardi per i bandi di gara e aggiudicazione degli appalti, che si traducono in rallentamento della politica espansiva occupazionale e della dinamicità del lavoro.

Da non tralasciare, precisa, l’aspetto formativo della manovalanza che, se una volta era ininfluente, ora rappresenta la condizione necessaria per essere assunti; coloro che non presentano un back ground formativo specifico, commenta, non hanno modo di entrare nel settore edile.

La mancanza di manodopera qualificata è quindi un altro cruccio che potrebbe portare ad una paralisi dei lavori; se i livelli di istruzione superiore sfornano architetti e ingegneri qualificati, la formazione intermedia, quella più legata alla qualificazione professionale, presenta deficit significativi, dovuti in buona parte al fatto che, dopo la crisi, il settore edile è diventato meno attrattivo per i giovani.

Franco Leonardi