La Palma, 100 donne sotto protezione dagli abusi

La Unidad de la Violencia contra la Mujer, entità della Delegazione del Governo delle Canarie con base operativa nella Dirección Insular dell’amministrazione generale di Stato di La Palma, ha confermato che nel territorio palmero vi sarebbero almeno 96 donne sotto protezione dagli abusi, una misura cautelare che si avvale di diversi gradi di sicurezza che vanno dal monitoraggio esterno fino alla sorveglianza permanente.

Alicia Perez Bravo, responsabile per l’isola di questa organizzazione dal 2009, rappresenta una figura chiave nel dialogo con i vari esperti di sicurezza, le forze dell’ordine e lo stato, in quella che è una questione molto delicata e che ha avuto il suo momento più drammatico la mattina del 10 luglio 2015, quando per mano della sua ex compagna in seguito condannata a 37 anni di reclusione, venne uccisa la giovane Laura González.

Riguardo al fenomeno degli abusi e maltrattamenti ai danni delle donne, la Bravo afferma che sono necessarie più risorse per contrastare eventi che talvolta hanno esiti fatali, risorse che devono essere viste come una necessità di creare più squadre multidisciplinari con all’interno figure come psicologi e personale sanitario coadiuvati dalla presenza della Magistratura, incaricata di formulare risposte rapide per la risoluzione delle varie situazioni.

Le donne vessate da abusi e maltrattamenti, precisa, hanno bisogno di supporti che consentano loro di poter vedere un futuro più rassicurante, con aspettative diverse e con garanzie per se stesse e gli eventuali figli a carico.

Tra i compiti dell’organizzazione vi sono il coordinamento degli enti coinvolti, quali forze dell’ordine e unità di supporto specializzate contro le violenze di genere, il monitoraggio di situazioni già note e la determinazione di quelle ad alto rischio, dove spesso sono presenti minori, anch’essi vittime della violenza.

L’obiettivo è quello di creare un immaginario recinto di protezione, all’interno del quale siano garantiti supporto e sicurezza in difesa dei diritti e dell’incolumità dei soggetti coinvolti.


Il sistema attualmente è migliorato, nonostante i casi di abusi siano in aumento, ma ancora non ci sono risorse sufficienti per poter garantire quello status di sicurezza doveroso; va sottolineato quindi l’importanza del rispetto dell’assunzione di responsabilità da parte degli agenti di polizia, degli operatori sanitari e di tutti i tecnici delle aree interessate, affinché si possa contare su un meccanismo di difesa efficace.

Talvolta vi sono segnali di sospetto di abusi che dovrebbero allertare chi di dovere ed esiste un protocollo ben preciso per attivare la protezione e il monitoraggio, ma questo non sempre accade.

Le motivazioni di questa superficialità? Spesso è più facile rimpallare le situazioni a rischio e non assumersi le responsabilità del caso.

La Bravo, che ha passato 7 anni come psicologa di supporto nei team dell’organizzazione, ha imparato che la tempistica di fronte a casi di sospetto abuso è fondamentale e fa la differenza nella vita delle vittime.

L’omertà di una donna inserita in un contesto rurale, dove la figura maschile è spesso disoccupata e mostra comportamenti aggressivi nei confronti della propria famiglia, è uno scoglio che si può superare, convincendo la vittima della sua situazione e, in quanto tale, bisognosa dei dovuti supporti.

Una volta superata questa diffusa barriera, i gruppi di intervento possono agire per consentire alle vittime di reintegrarsi in una nuova vita, senza abusi e con un’indipendenza economica che, quando c’è, permette loro di staccare definitivamente i contatti con i loro aguzzini.

Prima che questo accada, aggiunge la Bravo, ovvero prima che una donna faccia il passo definitivo per denunciare e poi abbandonare l’aggressore, passano almeno 4 o 5 tentativi di richiesta di aiuto.

Jessica Gnudi