Al via l’allevamento industriale di tonno rosso nell’Arcipelago

La compagnia nordica Nortuna ha recentemente confermato il lancio delle operazioni a Gran Canaria per entrare nel business dell’allevamento del tonno rosso; Jan Helge Dahl redigerà infatti un business plan nel 2018, dopo l’esperienza vissuta nelle isole con Fortuna Mare.

Ma davanti all’entusiasmo della Nortuna per allevare il tonno rosso nell’Arcipelago, su apposita piattaforma in mare aperto, pesano diverse questioni.

Innanzitutto va precisato che nelle isole Canarie esiste un quadro logico di regolamentazione degli allevamenti ittici che risulta bloccato dalla presunta poca onestà di alcuni gruppi non ben identificati che vorrebbero evitare la crescita di questo settore; basti considerare che il prezzo al chilo del tonno rosso può essere di 50 euro, per esemplari che possono arrivare a pesare più di 100 kg se pescati in mare aperto.

Esiste in realtà un piano di acquacoltura delle Canarie relativo al periodo 2014-2020, ma essendo solo all’inizio presenta ancora difficoltà di applicazione e conseguentemente di sviluppare un settore per il quale esiste molto interesse da parte di investitori che però, senza le debite rassicurazioni legali, abbandonano ogni velleità sull’Arcipelago.

Se l’operazione Nortuna andasse avanti, si potrebbe in un certo senso sbloccare la situazione sia in termini di crescita del mercato occupazionale, con la creazione di centinaia di posti di lavoro altamente qualificato, sia in termini di importanza di Gran Canaria e di tutte le isole che diventerebbero una potenza mondiale nella produzione di tonno rosso dell’Atlantico.

Quello di Gran Canaria infatti sarebbe a tutti gli effetti il primo impianto al mondo in mare aperto specializzato in tonno rosso.


Nortuna, che avrebbe già fatto domanda per accedere alla ZEC, porterebbe avanti il progetto di sviluppo di stazioni pilota di allevamento di tonno rosso, integrando così quello già quotato della Norvegia e particolarmente richiesto dai paesi asiatici con elevata capacità di spesa.

La sfida è quella di ottenere un pesce di alta qualità, che presenti una buona crescita e una buona sopravvivenza e stabilire quindi una nuova classe di produzione commerciale completamente sostenibile.

A Gran Canaria si effettuerà un primo step di produzione, mentre in Norvegia verrà sviluppato il marketing dell’impianto insulare.

Le infrastrutture sia terrestri che marine sono pronte e la presenza di una facoltà di Scienze Marine a Gran Canaria rappresenta un grande vantaggio per il supporto scientifico dell’operazione.

Ma, come accade per tanti progetti qui alle Canarie, nonostante il quadro fiscale e logistico siano eccellenti, la mancanza di un adeguato ambiente legale che generi fiducia e la carenza di tempismo da parte delle autorità competenti, fanno sì che gli investitori prima o poi siano costretti a destinare i propri sforzi altrove.

Alle Canarie Nortuna gode del sostegno del fondo pubblico Innovation Norway, l’equivalente in Spagna al Consiglio Superiore di Ricerca Scientifica, sostegno che copre il 90% del capitale investito. Partner di Nortuna sarebbero, in caso di esito positivo, Industriskjell AS e Svein Løken.

Giandomenico Mucci