Economia canaria, nel 2019 il settore dei servizi rappresenterà l’86,2%

Secondo il centro studi Hispalink, per il 2019 si prevede che il peso del turismo alle Canarie continuerà a essere predominante per l’economia dell’Arcipelago e che in particolare il modello legato al settore dei servizi sarà consolidato da dati che, per la prima volta in 100 anni, permarranno più che positivi.

In particolare si prospetta che i servizi, nel 2019, considerando chiuso l’esercizio durante il quale si avranno le conseguenze del Brexit, costituiranno l’86,2% dell’intera economia canaria.

Sarà infatti nel 2019 la prova del nove, quando cioè si chiarirà se l’AEIM, la barriera protezionistica tariffaria che le Canarie hanno chiesto a Bruxelles per proteggere alcune fabbriche locali, funzionerà, portando le aziende delle isole a raggiungere un peso del 6,9%, con una crescita appena dell’1,2%, il settore delle costruzioni il 5,7% e il settore primario all’1,2%.

In breve secondo Hispalink tutti i settori, pur rimanendo attivi, perderanno lavoro, tranne quello del turismo e dei servizi a esso collegati.

Se questa ipotesi si realizzerà, si potrà sostenere che il secondo decennio del secolo si sarà chiuso con una crescita continua nel corso del periodo 2014-2019 grazie esclusivamente al settore del turismo.

Nelle isole Canarie, ricorda Hispalink, oltre il 30% degli occupati opera già nel settore turistico e l’88.9% degli impiegati appartiene al settore dei servizi; queste percentuali potrebbero essere più alte se riferite alle affiliazioni alla Seguridad Social.


Se si prende come riferimento il primo trimestre del 2013, che corrisponde al primo trimestre dell’anno in cui è stato raggiunto il valore minimo del numero di persone occupate nella comunità autonoma dal 2008, e lo si confronta con i dati di occupazione del primo trimestre del 2017, si può osservare che tutti i settori economici, primario, industria e costruzioni, risultano meno impegnati, con l’unica eccezione rappresentata dal comparto turismo e servizi.

Questa estrema specializzazione, osserva il dipartimento di analisi collegato al Consiglio Superiore delle Camere, diventa il maggiore rischio per la comunità autonoma, accentuato dal fatto che la sua domanda dipende da fattori in gran parte non correlati all’offerta.

Franco Leonardi