Canarie e Nikola Tesla, il sogno di una energia illimitata

Il sogno di Nikola Tesla di realizzare meccanismi che producessero energia illimitata sfruttando elementi naturali come le onde del mare, il vento e il sole, vede nelle Canarie il luogo ideale per trovare quella infinita risorsa, dopo l’invenzione di Clemente Figuera della cosiddetta energia atmosferica.

Tutto il capitale straniero, con particolare riguardo a quello nordico e nordamericano, è focalizzato da diverso tempo sullo sviluppo di energie innovative come la generazione di ioni sull’Arcipelago, un progetto che si avvale dei particolari incentivi fiscali propri del territorio ma anche e soprattutto delle potenzialità delle isole, vero e proprio laboratorio dove poter effettuare diversi esperimenti in totale discrezione.

Se il mese scorso è stata resa nota l’esistenza di un investimento da parte di Svezia e Dubai per lo sviluppo di energia derivante dal moto ondoso, per la fornitura di hotel a Fuerteventura, ora si evidenziano gli studi in materia di generazione energetica a base di ioni.

L’idea del gruppo degli stakeholders è quello di approfittare del bel tempo delle isole e di incoraggiare l’arrivo dei ricercatori, mantenendo nel contempo contatti di partnership con aziende che possano testare nei settori la nuova risorsa.

Già nel passato le Canarie hanno rappresentato una importante piattaforma di analisi per aziende come Ionics, creata da scienziati, professori e dirigenti del Massachusetts Institute of Technology della Università di Harvard; le loro applicazioni sul trattamento e la purificazione delle acque sono state sperimentate a Gran Canaria fin da loro arrivo nel 1984 e continuano oggi attraverso Elmasa.

Nel caso della produzione ionica, un laboratorio situato sempre sull’isola, ha lavorato alla creazione di unità modulari aventi la funzione di generare energia a ioni, utilizzando la grafite, qui particolarmente abbondante, come complemento.


L’investitore Knut Hellekjær, che concorre questo anno alla Feria Genera di Madrid, precisa che  l’impianto sperimentale collocato ora sull’isola, verrà poi spostato su una piattaforma per iniziare a produrre energia; tutto questo, conferma, dovrebbe avvenire ai primi di settembre di questo anno e la piattaforma designata sarà quella petrolifera situata al largo della costa della Mauritania e del Senegal.

La seconda fase sarà quella di collocare un analogo impianto creato alla periferia di Oslo in una piattaforma sottoposta alle caratteristiche temperature nordiche.

Insomma due test in ambienti completamente all’opposto.

L’investitore evita di spiegare se l’obiettivo di collocare il dispositivo sulla piattaforma petrolifera sia legato o meno all’estrazione di greggio da parte di BP, ma avrebbe chiaramente informato del fatto che le operazioni in corso sono fondamentali per stabilire politiche di cooperazione per realizzare impianti di energia a ioni che supportino il settore alberghiero di Africa, Asia e Caraibi.

Come l’investitore infatti osserva, uno dei maggiori problemi dei luoghi ad alta concentrazione turistica è quello relativo alla produzione di energia sufficiente e sostenibile, spesso in condizioni di spazio limitate come quello delle Canarie; da qui parte l’idea delle superfici modulari che oltre a poter essere interrate, generano energia senza tensioni di rete, con possibilità di diminuire i moduli o di aumentarli a seconda delle esigenze.

A esempio di questo tipo di infrastrutture, ricorda Knut Hellekjær, esiste da tempo in Europa un veicolo della Quantino capace di funzionare con combustibile elettrolitico, a zero emissioni, proprio come i moduli studiati per garantire energia e il trattamento delle acque negli alberghi situati in zone dove la legislazione turistica è rigida e gli spazi sono ridotti.

Ma nel perseguire la ricerca per le forme di energia illimitata tanto amata da Tesla, è bene ricordare anche il caso Zamakona alle Canarie.

I rapporti commerciali ed economici tra Canarie e Norvegia stanno funzionando grazie a strumenti come la ZEC (Zona Especial Canaria) e oggi sono presenti sulle isole 16 compagnie norvegesi appartenenti a diversi settori, tra i quali quello dell’innovazione energetica.

Vi sono così anche aziende norvegesi che operano nei settori petrolifero e del gas, delle riparazioni navali, delle tecniche estrattive minerarie e marine, grazie ad un interesse sorto per la vicinanza geografica al Golfo di Guinea.

E tra le partnership realizzate vi è quella di Zamakona Yards e la Coast Center Base, azienda norvegese che investirà 20 milioni di euro per sviluppare un centro di riparazione piattaforme petrolifere che sorgerà nel porto di Las Palmas, su una superficie di 6.000 metri quadrati.

Magda Altman