Il “ritorno” dei Guachinche

Il Consiglio del Governo ha approvato il 1 agosto il decreto che disciplina l’attività di marketing e di vendita al dettaglio del vino di produzione propria.

Il governo ha preparato la bozza di decreto perché, in assenza di una specifica regolamentazione di questa attività, si è avuta una proliferazione di stabilimenti privi dei requisiti per questo tipo di locali tipici, che tradizionalmente commercializzavano il vino fatto in casa come un mezzo originale per smaltire il surplus del prodotto, e che invece facevano una concorrenza “sleale”  all’attività dei ristoranti e bar caffetteria.

I locali interessati, operativi al momento della sua entrata in vigore, avranno un periodo di tre mesi di tempo per adeguarsi allo standard preparato dall’Esecutivo per difendere la sopravvivenza di questi insediamenti tradizionali, e nel contempo evitare la conflittualità con l’attività di ristoranti e bar caffetteria.

Il decreto definisce le caratteristiche della commercializzazione del vino di produzione propria, attività che per le sue origini e finalità è considerata marginale e legata alla produzione in aziende vitivinicole di piccole dimensioni, e che si sviluppa, al massimo, per quattro mesi all’anno.

In ogni caso, l’attività cessa quando il vino si esaurisce, e la persona che esercita dovrà riferire annualmente al Consiglio l’apertura e la chiusura dello stabilimento.

La norma stabilisce che il vino deve provenire da vigneti di proprietà, o gestiti dalla persona che esercita l’attività, e la cantina deve essere registrata nel Registro delle Industrie Agrarie e nel Registro degli imbottigliatori.


L’attività principale di un vero Guachinche è la vendita di vino nostrano, sarà quindi necessario garantire che la qualità del prodotto sia adeguatamente controllata, per cui il titolare dell’attività dovrà dimostrare la provenienza del vino, dalle dichiarazioni di raccolto e di produzione che devono essere presentate in conformità con gli standard europei.

Il menu può contenere solo tre diversi piatti culinari, e in più sottaceti, frutta secca e frutta purché coltivati dal titolare dell’attività o prodotti nella zona. L’offerta di bevande sarà limitata al vino di produzione propria e all’acqua.

Il personale deve comunque essere in possesso del previsto diploma di manipolazione degli alimenti.

La legge contiene anche i requisiti per gli stabilimenti e le strutture in cui si svolge l’attività, che devono avere una adeguata illuminazione e ventilazione, e almeno una toilette con acqua corrente con lavandino e wc, che deve essere in perfetto stato di funzionamento e pulizia.

Non manca l’obbligo di esporre un distintivo all’esterno, il modulo di reclamo e il libro di ispezione.

(NdR. quindi, IN TEORIA, dal 1 novembre, quando andrete a mangiare in un Guachinche vivrete una reale esperienza agrituristica canaria…controlleremo e vi terremo informati)