Le Canarie lottano per evitare un taglio dei fondi europei

Narvay Quintero spiega come non perdere quasi 40 milioni di euro all’anno

I documenti con cui le Canarie si presenteranno prossimamente all’incontro a Bruxelles per tentare di evitare un taglio di fondi pari a quasi 40 milioni di euro all’anno, contengono motivazioni che ben lasciano sperare.

La promessa di Juncker di non toccare quei fondi, il supporto di oltre 18 paesi affinché il bilancio della UE non sia compromesso e la convinzione dell’Unione Europea che le regioni ultraperiferiche come le Canarie debbano avere un trattamento speciale, sono del resto argomentazioni più che valide.

In una recente intervista rilasciata ad un quotidiano locale, il ministro dell’Agricoltura Narvay Quintero rivela quale sarà la strategia delle isole durante tre giorni di negoziato che, seppure con le premesse di cui sopra, si presenteranno difficili.

Quello che si tenterà di spiegare a Bruxelles, afferma il ministro, sarà relativo alla difficoltà e al danno che la riduzione dei fondi del Posei potrebbe causare al settore primario delle isole, come quello delle banane, la cui perdita di produzione dovuta alle straordinarie condizioni meteorologiche degli ultimi mesi si rivela già significativa.

Gli argomenti portati a supporto saranno innanzitutto costituiti dalle dichiarazioni di Juncker che ha rassicurato che i fondi dedicati alle RU non sarebbero stati ridotti, e dall’accordo firmato a gennaio di questo anno tra Arcipelago e ministri del Portogallo, Francia e Spagna, in base al quale questi paesi non avrebbero accettato una riduzione dei fondi Posei, anzi si sarebbero impegnati per aumentarli.


Terzo argomento sarà la politica contraddittoria europea, che sta firmando accordi bilaterali con paesi terzi utilizzando come moneta di scambio l’agricoltura; in questi paesi la produzione è molto più economica grazie ai bassi costi dell’occupazione, laddove esistono.

Nelle RU i costi di produzione sono ovviamente più elevati ma, afferma Quintero, il paradigma si conclude da sé.

Nel 2016 la Commissione Europea avvertì delle gravi conseguenze per il settore agricolo se l’aiuto alle RU fosse stato destabilizzato.

Insomma, come sottolinea il ministro, l’Europa è piena di contraddizioni, basti considerare che essa è particolarmente rigida nella regolamentazione dei prodotti europei, quando invece permette a terzi paesi di entrare a condizioni molto elastiche e quindi vantaggiose.

Incoerenza, afferma Quintero, è il solo aggettivo che può identificare una realtà come quella europea e gli esempi non si fermano a quanto sopra; se da un lato Bruxelles esige una regolamentazione per i prodotti ecologici molto rigida, dall’altro permette a prodotti extra UE definiti ecologici, ma non secondo i dettami europei, di fare ingresso in Europa.

Insomma, la reciprocità è un concetto che proprio non viene preso in considerazione.

Ciò che è grave non è la rigidità dei regolamenti, una garanzia per i consumatori, bensì accettare prodotti che non rispettano quella rigidità perché extra europei.

Una delle motivazioni per cui l’Europa potrebbe però decidere di tagliare i fondi alle Canarie, potrebbe essere il fatto che ora c’è un membro in meno e quindi meno entrate.

A questo proposito Quintero osserva che tutti sono a conoscenza delle nuove politiche sull’immigrazione alle quali è necessario destinare più fondi e della Brexit, ma la riduzione non può essere omogenea per tutti, come afferma l’articolo 349 del trattato secondo il quale devono essere adottate politiche diverse quando si tratta di RUP.

Ma, afferma, il perseguire tutte le direttive europee alla fine si è rivelato inutile poiché, se tagliassero i fondi, le RUP sarebbero allineate a tutti gli altri paesi, meglio raggiungibili e con maggiori vantaggi in partenza.

Quanto potrebbero perdere le Canarie in concreto se non passasse la richiesta a Bruxelles?

37 milioni di euro all’anno, un’enormità per il settore primario poiché cesserebbero anche gli aiuti all’innovazione, paralizzando la crescita e la formazione.

E lo scontro, avverte, riguarderà in particolare proprio l’Arcipelago perché il vero problema è come questi fondi sono distribuiti; il registro della REA è stato completato per il settore zootecnico ma non per quello dei cereali e mangimi per il bestiame.

In qualche modo esso deve essere regolamentato per tutelare l’agricoltore e quindi la linea di lavoro portata a Bruxelles sarà quella di perseguire il raggiungimento di un’intesa tra importatori e agricoltori, in modo che il costo finale per l’alimentazione destinata al bestiame sia più economico, a differenza di ora che, talvolta, supera il 50% il costo del bestiame stesso.

Analoga situazione per i produttori di banane, con prezzi che non coprono nemmeno i costi di produzione che, ultimamente, è ai minimi storici a causa del clima.

Nella linea di strategia, precisa Quintero, sono state fatte azioni anche all’interno, agendo sulla catena turismo-gastronomia-settore primario e vi sono alcune catene alberghiere che ora, sebbene in numero limitato, scommettono sui prodotti locali.

E se il prodotto canario all’esterno è vissuto come eccessivamente caro, ribadisce, è a causa di mancati investimenti in infrastrutture e di politiche sfavorevoli all’interno dell’Europa.

Quintero, classe 1976, è nato a Valverde, El Hierro, si è laureato in Informatica e Direzione Aziendale ma, la sua vera passione, è l’agricoltura, un settore che difenderà con le unghie e con i denti.

Ilaria Vitali