Vive a Reina Sofia come Tom Hanks in The Terminal

Juan Manuel Martin Afonso non sa cosa vuol dire avere una casa. E’ una delle sei persone senza fissa dimora che “abitano” nel terminal dell’aeroporto Reina Sofia. Lui ha 48 anni e vaga negli angoli dell’isola da quando ne aveva 15, e dopo aver patito una situazione familiare terribile, i suoi genitori lo hanno lasciato per strada.

Si è piazzato all’aeroporto Reina Sofia sei anni fa, e passa la giornata tra il rumore degli aerei e il cigolare delle valigie. Nonostante lo stile di vita che conduce, è molto ordinato nell’aspetto e nella pulizia. La sua zona bagno è costituita da una coppia di ombrelloni e borse della spesa che agiscono come un sipario. Si lava la biancheria ogni giorno nei bagni del terminal, per mostrarsi pulito e non disturbare i passeggeri.

Per le brutte esperienze che la vita gli ha riservato o i brutti ricordi, Juan Manuel preferisce la solitudine, ed è per questo che da quando ha iniziato a vivere in strada lo ha fatto all’aperto e in modo appartato; nei giardini dell’autopista, o sotto i ponti dei burroni. “Non mi piace stare con la gente,” dice. Attualmente trascorre le notti vicino alle strade di accesso al terminal, dove, a suo modo di vedere, ha il suo spazio, perché all’interno dell’aeroporto l’ambiente non è molto buono per la convivenza. “Ho dovuto lottare con tutti coloro che dormono qui. Vi è un polacco che ci impedisce di vivere, ha cercato di attaccarmi, è fastidioso con tutti, compresi i passeggeri. Ho presentato una denuncia al tribunale di Granadilla, ma inutilmente. Con la voce ferma ha detto che “per vivere il resto della mia vita in strada, preferirei piuttosto non essere nato, a volte non ne posso più di sopportare ubriachi e tossicodipendenti, ma bisogna tirare avanti.”

Quando gli chiesero perché continua a vivere lì, Martin ha affermato che “le cose fuori sono ancora peggio”. “Io non ho un posto dove andare e nessuno con cui parlare, e non voglio sentir parlare di agenzie assistenziali perché non aiutano nessuno,” dice.

Il suo sostentamento è basato su 280 euro al mese che riceve per il 68% di disabilità mentale che, secondo lui, è stata causata dai maltrattamenti di suo padre durante l’infanzia.

Juan Manuel non teme di denunciare gli abusi e l’abbandono subito dal genitore, di cui non vuole sapere niente. E’ pieno di dolori per aver dormito sul pavimento per tutta la vita e così non può lavorare.


Una volta ha fatto il muratore e l’imbianchino, ma il decadimento fisico e mentale si accumula nel tempo e oggi non può più far nulla. 15 anni fa Juan Manuel ha fatto domanda per ottenere un’alloggio popolare, ma gli è stato negato, quindi dice che “è inutile” e non ha più “speranza per niente.”

Secondo lui, i senza tetto che vivono sull’isola non ricevono alcun sostegno e gli aiuti sono indirizzati “su coloro che vengono da fuori”.

Nonostante viva in povertà e nella malasorte, Juan Manuel Martin Afonso è un esempio di sopravvivenza. Il suo sguardo fa capire che questo santacrucero si è allontanato da tutte le cattive abitudini e si limita a vivere nella pace e solitudine che gli sono toccate in sorte, ma con grande dignità.