Il sesso del futuro, peculiarità e rischi secondo gli esperti

Scorre veloce, oggi, la vita, accompagnata da una tecnologia che corre ancora più forte e in grado di modificare abitudini di vita e relazioni personali, incluse quelle relative al sesso.

Il dott.Ian Pearson, membro della World Academy of Art and Science e della British Computer Society, ha elaborato nel 2016 uno studio sull’argomento, sostenendo che l’ampia presenza di robot domestici farà sì che molti di essi verranno utilizzati per soddisfare esigenze anche sessuali e così, quanto paventato dalla mente geniale e lungimirante di Asimov in alcuni dei suoi romanzi, sarà una realtà a tutti gli effetti.

Secondo la teoria sostenuta da Pearson, nel 2050 i progressi della tecnologia saranno applicati al cervello e alla realtà virtuale, mentre la presenza di robot nelle case sarà piuttosto diffusa.

I robot in particolare, sempre più attraenti e dalle sembianze umane, sostituiranno coloro che oggi praticano la prostituzione, aprendo così una nuova strada in materia di mercificazione del sesso.

Ma non solo, rimanendo più semplicemente nell’ambito dell’alcova di una coppia, la realtà virtuale consentirà di cambiare, solo virtualmente s’intende, il partner durante i rapporti, aumentando le fantasie sessuali le cui caratteristiche saranno estese ad un compagno o compagna immaginario.

Già oggi le relazioni a distanza si sono normalizzate grazie a internet e il sexting o il cybersex collegano le persone fisicamente separate per effetto della stimolazione psicologica.


Questo, sottolinea Pearson, non è che il punto di partenza di un progresso nel sesso che compierà passi da gigante.

Molti esperti, alla luce delle nuove scoperte, sostengono che grazie alla tecnologia alcune aree del cervello responsabili del piacere, potranno essere ulteriormente stimolate, con il risultato di orgasmi intensi e istantanei.

A tal proposito la sessuologa Laura Berman riconosce nella tecnologica spinta del sesso uno strumento per migliorare la vita sessuale delle persone con disabilità fisiche oltre che la possibilità, attraverso nuove scoperte neurobiologiche, di riuscire a meglio comprendere le dinamiche del cervello durante un orgasmo.

Esiste addirittura già un farmaco, noto come Truvada e già noto alla comunità mondiale gay, in grado di prevenire il rischio di infezioni di malattie sessualmente trasmissibili fino al 92%, pur con qualche effetto collaterale, farmaco già in uso in Brasile e in Sud Africa.

La fine quindi dei preservativi?

Ma come ogni novità che si presenta all’orizzonte, e anche su questo Asimov aveva ampiamente illustrato eventuali scenari, esistono aspetti non propriamente positivi che molti scienziati ed esperti hanno già cominciato a studiare.

Cosa accadrà, per esempio, agli umani in carne e ossa? Cosa alle loro tradizionali relazioni, sia sociali che sentimentali? Si tenderà sempre di più alla definizione di un essere asociale, chiuso in casa con i propri strumenti tecnologici?

Ma al di là di un aspetto propriamente sociale, molti esperti hanno focalizzato ipotesi ed evidenziato pericoli circa il settore dei robot che, con la crescita del progresso in termini di Intelligenza Artificiale, già nel 2050 sarà una realtà consolidata.

La Fondazione per la Responsabilità Robotica (FRR), lo scorso anno aveva già pubblicato uno studio dal titolo eloquente Il nostro futuro sessuale con i robot, in cui ha analizzato i 4 tipi di robot attualmente presenti sul mercato e i cui prezzi oscillano tra i 5.000 e i 15.000 dollari.

La ricerca, condotta dall’esperto di robot Noel Sharkey, descrive alcuni dei pericoli legati al sesso con essi.

Il primo in assoluto riguarda le aggressioni sessuali, uno dei lati più oscuri dei nuovi automi; è chiaro che queste macchine del futuro non possono, almeno per ora, esprimere il loro consenso circa un rapporto e quindi un robot dalle sembianze umane pressoché perfette potrebbe essere utilizzato per simulare una violenza sessuale.

Per molti studiosi questo problema è invece l’opposto, considerando che molti automi potrebbero essere addirittura programmati con la fantasia di una violenza; del resto Roxxxy Gold, bambola sessuale di nuova generazione, ha una modalità definita frigida che può essere attivata in qualsiasi momento, consentendo al cliente di realizzare una fantasia del tutto simile, ahimè, ad una violenza sessuale e quindi a un rapporto non consenziente.

I robot potrebbero inoltre contribuire a promuovere l’immagine della donna come oggetto, cosa in realtà non troppo avveniristica come paventato.

Il vero pericolo, e terrore, nell’ambito dei robot sessuali è invece rappresentato dalla realizzazione di bambole aventi aspetto di bambini o bambine, cosa già accaduta nell’azienda giapponese Trottla che ne ha iniziato la produzione.

E il suo direttore, Shin Tagaki, che si è auto proclamato pedofilo, avrebbe precisato che in realtà la possibilità di utilizzare bambini robot eviterebbe gli abusi su quelli in carne e ossa (ma potrebbe anche accadere il contrario, e cioè che l’abitudine al sesso con minori artificiali porti alcuni a rivolgersi a minori in carne e ossa ndr).

(NdR proprio qui a Tenerife, pochi mesi fa ad un sex shop a La Laguna è stato sequestrato un modello di bambola bambina che era esposta in vetrina).

Gli autori di Il nostro futuro sessuale con i robot sottolineano che gli automi provocheranno inevitabilmente l’isolamento sociale delle persone che li acquisteranno, benché su questo ultimo argomento l’opinione pubblica sembri piuttosto divisa.

Alcuni infatti vedono l’introduzione di un robot tra le mura domestiche come la fine della solitudine e l’inizio di un rapporto di assistenza e collaborazione.

Infine vi sono coloro che, di un robot, si sono innamorati, trascurando ovviamente tutte le normali relazioni sociali, come Lily, la donna francese che vorrebbe sposare InMoovator, un robot che lei stessa ha costruito.

Quel che è certo è che saranno in molti a placare la solitudine con la compagnia di un robot e quindi, indipendentemente dall’uso che se ne farà, l’isolamento continuerà a essere un fattore dipendente dalle norme sociali e dall’accettazione della comunità.

di Ilaria Vitali