Leggende metropolitane, continua la scoperta di misteriosi accadimenti sull’Arcipelago.

Leggenda o verità?

Impossibile non nominare tra le leggende metropolitane delle isole Canarie, così ricche di accadimenti misteriosi le cui origini si perdono nella notte dei tempi, la famosa isola che non c’è, San Borondón.

C’è chi afferma di averla scorta all’orizzonte, anche solo per un attimo, e poi di averla vista scomparire di nuovo dietro un’inquietante foschia perenne; nel corso dei secoli San Borondón, la famigerata ottava isola dell’Arcipelago delle Canarie, ha rappresentato un vero e proprio enigma cui si sono dedicate diverse persone come il naturalista della Royal Society Edward Harvey nel lontano 1865.

Due fotografi, David Olivera e Tarek Ode, pensarono bene di realizzare un progetto di fiction nel quale si documentava la scoperta e l’esplorazione della misteriosa isola, un dettagliato diario di viaggio con tanto di illustrazioni scientifiche di flora e fauna, di foto naturalistiche e descrizioni di paesaggi strabilianti.

Il lavoro prodotto venne promosso come mostra itinerante, ottenendo un grandioso successo di pubblico e di curiosi ma la cosa bizzarra fu che, nonostante l’obiettivo dei due fotografi fosse quello di esaltare il mito attraverso l’immaginazione, la maggior parte dei visitatori prese per vere le esplorazioni sulla fantomatica isola, contribuendo così a perpetuare la leggenda circa la sua esistenza.

Molti misteriosi accadimenti e luoghi emblematici pare siano concentrati sull’isola di Tenerife, rendendo la sua storia, se mai ve ne fosse stato bisogno, ancora più ricca e affascinante.


Tra questi vi è senza dubbio quello del sanatorio di Abona, luogo che si trovava a Los Abades per accogliere i lebbrosi, mai portato a termine e ora ridotto a rovina.

Una serie di accadimenti, per alcuni assolutamente spiegabili razionalmente, avvolgono il lebbrosario e ne hanno convalidato la sua fama di luogo stregato.

Solo le rovine, con il loro aspetto inquietante e che ricorda scenari da film horror, basterebbero a spaventare chiunque si trovi a passarvi nelle vicinanze al tramonto, quando la luce getta sulla gigantesca croce della chiesa ancora in piedi un’ombra sinistra.

Qui pare si siano tenute, e ancora si tengano, oscure sedute spiritiche e cerimonie per contattare spiriti intrappolati tra l’aldilà e la dimensione terrena, che spesso avrebbero provocato, secondo la vox populi,  la fuga di entità malevoli nel mondo dei viventi.

La leggenda più diffusa rimane però quella della cosiddetta chica de la curva, di derivazione addirittura medioevale con alcune varianti e relativa ad una misteriosa Dama Blanca che appare in alcuni punti di strade e sterrati, non solo a Tenerife ma un po’ in tutte le isole dell’Arcipelago.

La storia, molto simile a storie già sentite in molte città del mondo, vuole che un uomo raccolga di notte una giovane autostoppista, con la quale intrattiene una conversazione molto scarna, fino al punto in cui, in prossimità di una curva pericolosa, la misteriosa fanciulla avverte del pericolo l’automobilista pregandolo di rallentare, perché è proprio in quel punto che lei avrebbe perso la vita.

A quella scioccante affermazione, in genere l’automobilista volge il capo verso la giovane, scoprendo che è inspiegabilmente scomparsa.

Esistono versioni più drammatiche e raccapriccianti di questa leggenda, dove la giovane non solo non scompare ma si trasforma in uno spettro terrificante e affamato di sangue o terribilmente seducente, che finisce per far schiantare l’ignaro automobilista.

Accadimenti tutti legati alla fantasia e plasmati di volta in volta da colui che li narra, eppure, a Icod de los Vinos, esiste ancora un tassista che afferma di aver fatto salire sulla propria vettura la misteriosa Dama Blanca.

Ilaria Vitali