Kamal al-Boshi, boss della cocaina che arriva nell’Arcipelago

Il suo nome è Kamal al-Boshi, ha 40 anni, è algerino e, oltre ad essere il più grande finanziatore di moschee nel suo paese e il proprietario del principale operatore leader nel settore della carne in Algeria, è il boss della cocaina che arriva nell’Arcipelago, tanto da essersi meritato il confronto con Pablo Escobar.

Dal porto brasiliano di Santos, Kamal avrebbe spedito droga a tutto il mercato europeo attraverso la rete mafiosa della ‘Ndrangheta.

La struttura del commercio all’ingrosso di Kamal al-Boshi, secondo i media algerini, sarebbe basata sul collocamento di una parte della merce in uno specifico terminal del porto di Las Palmas, mentre la restante viene gettata in mare e poi recuperata da piccole imbarcazioni.

La cocaina, trasportata insieme alla carne e con essa camuffata, arrivava a Las Palmas per essere poi distribuita in discoteche dei paesi UE e arabi, e in particolare quella destinata al mercato italiano da Orán veniva gestita dalla ‘Ndrangheta, a sua volta responsabile della distribuzione a partire da Napoli della droga in tutta Italia e nei paesi dell’Europa occidentale.

Il più grande frigorifero che operava con le Canarie dal Brasile sarebbe appartenuto alla Minerva Foods, di proprietà dell’Arabia Saudita.

Durante il viaggio dal Brasile all’Europa, sono state utilizzate attrezzature galleggianti e un peculiare monitoraggio del carico; la cocaina veniva abbandonata in mare per scongiurare eventuali sospetti nei porti sui container che trasportavano carne.


Le autorità religiose algerine si erano dichiarate insoddisfatte del tipo di taglio di carne importato da Kamal al Boshi e dell’impiego di un imam per certificare che queste esportazioni fossero classificate come halal con procedure molto rapide.

Le autorità algerine, messe in allerta da questo inusuale modus operandi, hanno consegnato Kamal al-Boshi alla giustizia questa estate, dopo un’operazione che ha consentito di intercettare un carico di 700 kg di cocaina camuffata come carne e passata attraverso Las Palmas, prima di raggiungere Valencia.

La collaborazione tra polizia nazionale, guardia civil e agenzia tributaria (AEAT), è stata la chiave di questo processo di smantellamento della rete nella quale sono risultati coinvolti anche 4 magistrati algerini, ora anch’essi arrestati.

Proprio questa estate una nave con 20 tonnellate di hashish del valore di 200 milioni di euro, è arrivata in Italia nei serbatoi di carburante di una nave a bandiera panamense che si trovava ormeggiata a Las Palmas il 24 di luglio, la Remus.

La Remus ha lasciato il porto di Las Palmas per l’Egitto e la Turchia alla fine di luglio ma la sorveglianza della polizia ha mostrato che essa aveva disattivato il suo trasmettitore di posizione vicino alla costa del Nord Africa, sollevando i sospetti degli investigatori.

L’economista Ferhat Ali sottolinea che in Spagna avvengono i maggiori sequestri di droga destinata all’Algeria poiché è in questo paese che l’economia non obbedisce ad alcuna regola generale di controllo flusso e prezzi e dove inoltre è possibile il riciclaggio del denaro sporco.

Egli precisa che un trafficante di stupefacenti può acquistare un vecchio edificio ad un prezzo proibitivo, costruirne uno nuovo ad un costo ragionevole per giustificare le spese, vendere con un margine del 400% con il semplice pagamento delle tasse dovute, per trovare i propri introiti alla fine dell’operazione di riciclaggio, spesso con una plusvalenza che non è ottenibile in Europa.

Giandomenico Mucci