Mangiare sano alle Canarie? Possibile, ma a che prezzo!

Mangiare sano alle Canarie è possibile, ma con prezzi vertiginosi dovuti alle politiche europee di import export che, come denuncia la COAG, portano i canari a pagare il cibo fresco una media di 2,32 volte in più rispetto a quanto guadagna l’agricoltore o l’allevatore, stando all’Indice dei Prezzi Origine-Destinazione (IPOD), elaborato dalla stessa COAG per le isole.

I dati, che si riferiscono al mese di febbraio, evidenziano che per ogni euro ricevuto in media da agricoltore o allevatore per i rispettivi prodotti, il consumatore ha pagato 2,32 euro; le maggiori differenze sono state riscontrate in bietole, che i consumatori hanno pagato circa 3,59 euro al kg, contro i 73 centesimi ricevuti dai produttori, e in cetrioli, 1,97 euro al kg per i consumatori contro i 48 centesimi ricevuti dai produttori.

Ma la lista prosegue con zucchine, lattuga e prodotti di origine animale, per i quali le differenze maggiori si sono riscontrate per le carni bovine, pagate dal consumatore 3,93 volte in più rispetto a quanto guadagnato dall’allevatore.

Il tutto senza considerare gli aiuti europei che la Commissione ha erogato per l’Arcipelago in merito  alla sua condizione di territorio RUP nella UE.

Insomma, a mangiare sano ci rimette sia il consumatore che il produttore.

La AICA, Agenzia di Informazione e Controllo Alimentare, effettuerà per il 2018 un monitoraggio di prezzi eccessivamente bassi del latte UHT e dell’olio di oliva, ispezionando nel contempo le offerte nei negozi delle isole.


Questa forma di controllo rientra nel piano di sorveglianza delle aziende del settore agroalimentare, dei produttori, delle industrie e dei distributori dell’Arcipelago, al fine di verificare che venga rispettata la Ley de la Cadena Alimentaria; nel contempo verranno controllati i contratti firmati tra i vari attori dello scenario economico e il rispetto dei termini di pagamento.

I controlli avverranno nei settori della frutta, della verdura e del vino; nei 4 anni in cui sono state effettuate operazioni commerciali nella catena alimentare, AICA ha indagato tutti i settori e gli operatori e fino al 2017 ha realizzato 19 indagini, l’80% delle quali nel settore vitivinicolo, senza riscontrare situazioni anomale.

Quanto ai casi di vendita in perdita, ovvero vendita effettuata ad un prezzo inferiore a quello al quale il prodotto è stato fatturato o al quale sarebbe fatturato in caso di riacquisto, pratica proibita dalla Ley del Comercio Minorista e di competenza delle comunità autonome, la AICA ha trasmesso al Gobierno delle Canarie 20 denunce.

I controlli degli ultimi 4 anni in questo caso hanno portato a 922 sanzioni per un importo superiore ai 9,2 milioni di euro e solo nel corso del 2017 queste sono aumentate del 62%.

In particolare l’industria alimentare ha ricevuto 424 sanzioni, una cifra vicina alla somma di quelle della grande distribuzione (232) e della piccola distribuzione (248).

I settori frutta e verdura hanno subito 287 sanzioni, mentre i produttori lattiero caseari 265, rivelandosi i più sanzionati in assoluto.

Riguardo al tipo di infrazione, il 44% è rappresentato da violazione dei termini di pagamento, seguita da recidiva e dall’assenza di contratto.

AICA interviene anche riguardo a eventuali infrazioni della Ley de la Cadena e i dati raccolti evidenziano 210 denunce, 59 delle quali registrate nel 2017 e soprattutto nei settori lattiero caseario e ortofrutticolo.

Anita Caiselli