Conquista delle Canarie: l’Archivio segreto del Vaticano

I misteri che circondano la storia del Vaticano sono numerosi e tra questi il più affascinante è indubbiamente quello legato all’Archivio segreto, nato nel 1612 e oggetto di teorie, studi, addirittura protagonista di film.

Quando le isole Canarie vennero conquistate dalla Spagna, il papa Benedetto XIV parlò di un’azione estremamente coraggiosa compiuta da veri fedeli che si adoperarono per evangelizzare una popolazione gentile (i guanches, poco gentilmente sterminati ndr).

Principale obiettivo dei conquistadores fu infatti di creare un catechismo per le isole al fine di ridurre il libertinismo, la poligamia maschile e rendere civile una popolazione; la massima preoccupazione per i primi religiosi che arrivarono sull’Arcipelago pare fosse l’eccessiva dissolutezza dei suoi abitanti, data da comportamenti ritenuti inaccettabili dalla Chiesa.

Nel 1780 Viera y Clavijo pregò Pio VI di poter accedere all’Archivio segreto del Vaticano per analizzare la documentazione relativa alle Canarie e venne accontentato grazie al dispaccio del Cardinale Pallavicini, segretario di stato del Papa, attraverso Zampiri e Lanzoni, coloro che di fatto avevano il compito di salvaguardare l’immensa mole di materiale archiviata.

Quello che scoprì Viera y Clavijo nei meandri del Vaticano fu innanzitutto che Papa Urbano V aveva autorizzato un certo numero di missionari di Barcellona e Tortosa per recarsi nelle isole al fine di evangelizzarne la popolazione, composta da individui che praticavano il culto del Sole e della Luna.

La religione cristiana venne diffusa prima a La Gomera nel 1386, grazie a un missionario proveniente dalla Galizia per poi proseguire nel 1402 su tutte le altre isole.


I primi cappellani cronisti furono Frate Pedro Bontier e Frate Juan Le Verrier mentre nel 1403 il re di Guardarfia venne battezzato insieme a tutta la sua famiglia, un evento che, stando alle informazioni fornite dal Vaticano, portò tutti gli altri re guanches delle Canarie a seguire il suo esempio.

Nell’Archivio segreto si trovò inoltre un documento dove si precisava l’assoluta necessità di adattare il messaggio evangelico alla particolare popolazione delle Canarie, dedita alla poligamia per la quale una donna poteva avere al massimo 5 mariti contemporaneamente.

A Lanzarote questa situazione era particolarmente radicata tanto che venne dato l’ordine di eseguire le cerimonie del battesimo nella chiesa di San Marcial, eretta vicino al Castillo de Rubicón; la scelta derivava dal fatto che San Marcial era il patrono di Limoge, che a sua volta dipendeva gerarchicamente da Siviglia, nella patria dei conquistadores.

Il ricercatore Juan Carlos Arenciba impiegò anni a redigere uno studio su Antonio Távira y Almazán, un vescovo delle Canarie tra il 1791 e il 1796, noto per l’impegno profuso nel contrastare la superstizione insita negli isolani e nel piegarli alla fede cattolica.

Purtroppo con l’attacco di Van de Does alla città di Las Palmas vennero persi tutti i files segreti del Vaticano sull’evangelizzazione di Lanzarote e Fuerteventura, impedendo così di arrivare a conoscere gli eventi clou della storia dell’Arcipelago durante la conquista.

Questo è quello che risulta ufficialmente, ma chissà se ancora oggi, sepolti in Vaticano, esistano notizie destinate a rimanere per sempre nell’oblio, non permettendo una visione obiettiva di quello che successe quando, durante il processo di evangelizzazione, un’intera civiltà venne estirpata.

Piccola postilla: l’attributo segreto, secretum, non deve essere inteso nel senso di segreto, bensì deriva dal latino medievale e significa privato, personale.

L’Archivio del Vaticano è un bunker sotterraneo dove trovano spazio 85 km lineari di scaffali che ne fanno la più straordinaria banca dati storica di tutto il mondo, che abbraccia ben 12 secoli ed è costituito da più di 600 fondi archivistici.

di Ilaria Vitali