Guachinches, segno distintivo delle Canarie in via di estinzione

A estinguersi non sono solo animali e piante, spesso il fenomeno della estinzione riguarda anche tradizioni e culture di un popolo, i guachinches.

Questo è quello che sta accadendo ai guachinches, autentico tratto distintivo della cucina canaria, consolidato nella seconda metà del XX secolo inizialmente nella regione dell’Acentejo, a Tenerife, e poi esteso al nord, fino a essere assimilato anche dalle altre isole dell’Arcipelago.

I guachinches, concepiti per commercializzare il vino locale in eccedenza, aggiunsero poi piatti semplici, cucinati con prodotti genuini, per accompagnare gradevolmente la scelta del vino da acquistare.

Ora, di quella tradizione pura e fortemente folcloristica, che pure contribuì all’occupazione locale delle aree cosiddette depresse, è rimasto ben poco e i numerosi guachinches apparsi nelle zone più turistiche, di quella tradizione portano solo (immeritatamente) il nome.

La progressiva estinzione di questi locali, unitamente all’incremento di quelli fasulli, ha portato le Amministrazioni pubbliche ad intervenire nel tentativo di regolamentare l’offerta gastronomica e turistica delle aree rurali.

Già il Boletín Oficial de Canarias il 9 agosto del 2013 sancì la limitata capacità di intervento del decreto emesso dal Gobierno lo stesso anno; la mancanza di una specifica regolamentazione di questa attività portò infatti a una proliferazione di locali che di fatto non soddisfacevano gli standard dei guachinches tradizionali, violandone i tratti distintivi e distorcendone l’immagine nei confronti dei turisti.


Distorsione che si verificò anche nello stesso nome, ora trasformato in gastroguachinche o in guachintasca o guachinche moderno (una contraddizione in termini); questi locali non solo non sono di proprietà familiare, ma non producono vino e tantomeno offrono cibo tradizionale che, per sua caratteristica, era basato su prodotti che seguivano la stagionalità.

Insomma, una estinzione basata sulla frode.

I dati forniti dal Cabildo di Tenerife al riguardo, indicano che dopo l’approvazione del Decreto del primo di agosto del 2013, su un totale di 155 locali, dei quali 33 a La Orotava e a Santa Ursula e 24 a La Victoria tra i più rappresentativi, solo 37 oggi risultato aperti.

Lo scorso 18 luglio il deputato di Podemos Francisco Déniz strappò in sede parlamentare al consigliere dell’Agricoltura del Gobierno Narvay Quintero, la promessa di modificare il decreto che regola l’attività dei guachinches entro la fine dell’attuale mandato, ovvero entro maggio 2019.

In sintesi Déniz ha richiesto che il Gobierno proceda alla registrazione del nome commerciale Guachinche come passo preliminare indispensabile affinché il suo utilizzo venga garantito nella conformità delle sue originarie consuetudini e pratiche sociali; nel caso in cui il marchio dovesse risultare già registrato, i servizi legali avvieranno il procedimento giudiziario per il suo recupero.

Il periodo massimo di apertura attuale, fissato in 4 mesi, dovrebbe essere prorogato per un ulteriore periodo non superiore ai 2 mesi, ma solo nel caso in cui il proprietario dell’azienda agricola dimostri che il volume dell’uva raccolta e il vino prodotto richiedano tale estensione.

Riguardo al vino, è stato richiesto che questo possa provenire da aziende agricole delle immediate vicinanze e prodotto da terze persone.

La mozione di Podemos sollecita infine che venga assegnata agli ayuntamientos la facoltà di autorizzare l’apertura dei guachinches e che il cartello distintivo di questi locali sostituisca l’attuale logo con una più immediata G maiuscola.

Solo con queste azioni, ha affermato Déniz, sarà possibile strappare queste realtà rurali dalla minaccia della estinzione.

di Ilaria Vitali