Potrebbe soffrire di Alzheimer il nostro animale domestico?

Alzheimer, la malattia neurodegenerativa di cui possono essere sofferenti i nostri animali domestici (cani e gatti), associata all’età, si manifesta con deficit di apprendimento, della memoria, diminuzione della vista, ma anche con un cambiamento di interazione sociale e difficoltà di sonno; tutto questo è molto simile a quella patologia che per gli umani viene chiamata Alzheimer, nella medicina veterinaria è il deficit cognitivo o disfunzione cognitiva canina (ma anche, di rado, del gatto). Le manifestazioni cliniche possono comparire verso i sette anni di età e sono le seguenti: depressione, disorientamento, calo dell’attività ludica e sociale, difficoltà all’obbedienza, alterazione del ciclo sonno/veglia, calo o aumento dell’appetito senza motivo evidente, defecazioni disordinate con perdita di urina anche nell’ambiente domestico, maggiore irritabilità, perdita dell’udito.

Attualmente la diagnosi è di tipo presuntivo e si basa principalmente sui segni clinici e sull’anamnesi della vita dell’animale, si eseguono test clinici per l’esclusione di altre patologie neurodegenerative dovute a disfunzioni metaboliche, tossiche o nutrizionali. Fino a poco tempo fa la diagnosi definitiva si faceva, ahimè, con un esame autoptico (necroscopia), con la ricerca di grappoli di proteine beta-amiloide (PBA), oggi, per fortuna, si può fare una diagnosi con l’animale in vita, attraverso esami del sangue specifici e una risonanza magnetica. Comunque si è ancora lontani dalla perfezione di diagnosi che invece esiste per l’uomo! E’ importante notare che, anche se oggi è possibile interrompere o rallentare il processo di degenerazione senile, se è possibile migliorare significativamente il tasso di progressione del processo e fornire una migliore qualità di vita e di invecchiamento dei nostri animali domestici, è altresì essenziale la corretta prevenzione fin dall’età giovanile attraverso un buon supporto nutrizionale, comportamentale e clinico/medico.