Il deprecabile fenomeno della truffa a firma britannica che ha colpito numerosi hotel delle Canarie

Quando si dice che non c’è limite al peggio si potrebbe tranquillamente portare ad esempio quella che è stata soprannominata la truffa della diarrea, un deprecabile fenomeno che ha coinvolto turisti britannici, associazioni alberghiere, Ministeri della Giustizia, Guardia Civil, Policia Nacional, ma soprattutto due Paesi, la Spagna e il Regno Unito.

La frode, iniziata nel 2013 e diffusasi a macchia d’olio, consisteva nella presentazione di falsi reclami a tour operator che avevano offerto il pacchetto all inclusive, da parte di turisti britannici per presunta intossicazione alimentare.

Una banale ricetta per un antidiarroico era sufficiente per esigere risarcimenti esorbitanti agli ignari e innocenti proprietari di hotel dislocati in alcune delle destinazioni turistiche più popolari in Spagna, come le Isole Baleari, Arcipelago delle Canarie, Costa del Sol e Costa Blanca.

La truffa della diarrea, con un picco del 500% di casi riscontrati nel 2013, oggi è praticamente estinta e non a caso; a settembre dello scorso anno la Guardia Civil ha smantellato un’intera organizzazione operativa dal 2014 che si suppone sia stata in grado di frodare gli hotel spagnoli di circa 60milioni di euro con false accuse di intossicazione alimentare!

L’organizzazione si serviva di veri e propri agenti di commercio che si aggiravano nei pressi degli hotel a caccia di turisti, cui presentare la possibilità di un risarcimento in cambio di una falsa testimonianza; a supporto vi erano poi studi legali incaricati di gestire i reclami affinché l’ammontare, generalmente consistente, del risarcimento fosse debitamente suddiviso tra organizzazione, avvocati e turisti compiacenti.


Per frenare il fenomeno della truffa della diarrea, il governo britannico aveva annunciato di voler prendere serie misure, mentre l’ex ministro degli Esteri Boris Johnson in più di un’occasione scherzò sul sistema digestivo del cittadino britannico, evidentemente il più delicato al mondo.

Una delle misure, annunciata nel mese di aprile di quest’anno, consisteva nell’attuazione di nuove leggi che fissassero delle somme a favore dei tour operator; in questo modo questi avrebbero potuto impugnare i falsi reclami pagando cifre eque e già stabilite, al fine di potersi garantire una giusta difesa.

Va detto infatti che molti tour operator, preoccupati del dilagare del fenomeno e delle spese legali che avrebbe comportato un’eventuale opposizione alla denuncia, hanno pagato quanto richiesto dalle presunte vittime.

Il segretario di stato britannico Rory Stewart ha affermato che la truffa della diarrea, oltre ad essere una pratica disonesta, minaccia l’immagine degli inglesi all’estero.

Come sottolineato invece dal presidente della Federación Española de Hostelería, le bugie alla fine vengono sempre alla luce.

Questo non significa che ogni caso di intossicazione sia falso, ma, come dimostrano i dati, nel 90% dei casi essi si verificano in spazi privati, all’interno di appartamenti e non nelle strutture ricettive tradizionali dove, se mai fosse vero, almeno la metà dei turisti ospitati si sarebbe ammalata.

Va precisato che il lavoro degli albergatori spagnoli è stato fondamentale per porre fine alla truffa, ma che anche la decisione del governo britannico di adottare misure eccezionali al riguardo abbia decretato lo stop alle frodi.

Gli aneddoti circa il fenomeno si sprecano, come quello relativo a Benidorm, che ha raccolto solo nel 2016 ben 2.000 denunce.

Benidorm, destinazione d’eccellenza per gli inglesi, è stata protagonista di una recente polemica quando una donna ha riferito che nell’hotel che aveva prenotato vi erano troppi spagnoli per i suoi gusti, chiedendone quindi l’allontanamento visto che la loro presenza avrebbe rovinato le sue vacanze.

Al di là di questo bizzarro caso, la città è stata oggetto della truffa della diarrea; il 2016 in particolare, stando ai dati forniti dagli albergatori, i casi di denuncia sono stati circa 2.000, vale a dire il 20% di tutti i casi della Spagna di analogo tenore.

Dopo l’exploit del 2016, nel 2017 si ha assistito ad una drastica diminuzione dei casi, fino all’estate 2018 nella quale sono stati praticamente inesistenti.

Netto declino anche per le Baleari, situazione imputabile sia all’intervento della Guardia Civile e della Policia Nacional, che del Regno Unito.

In particolare a Palma de Mallorca non è ancora stato registrato alcun caso per questa estate ma, come affermano i portavoce delle forze dell’ordine, la prudenza è ancora d’obbligo dal momento che la stagione non è ancora terminata.

A Maiorca la Fehm, Federación Empresarial Hotelera de Mallorca, ha affermato che uno dei punti di svolta del fenomeno della diarrea è stato quello relativo alle indagini condotte dalla Guardia Civil a fine estate 2017, che hanno portato all’arresto di 7 persone di nazionalità britannica, facenti parte di un’organizzazione che promuoveva la truffa fornendo biglietti da visita di avvocati coinvolti e di società britanniche specializzate in reclami dei consumatori.

Argomento vincente dell’organizzazione per convincere i turisti a sporgere denuncia, era che avrebbero restituito loro il costo del soggiorno in hotel oltre ad un compenso di risarcimento tra le 2.500 e le 3.000 sterline.

Una volta tornati nel Regno Unito, i turisti compiacenti avrebbero dovuto presentare una denuncia contro il tour operator dal quale avevano acquistato il pacchetto vacanza, fornendo come unica prova la ricevuta di acquisto di un antidiarroico.

Il delegato del governo delle Baleari Maria Salom ha affermato che la truffa della diarrea ha fruttato qualcosa come 50 milioni di euro nel 2014 e la polizia nazionale ha dichiarato nell’ottobre dello scorso anno di aver identificato 800 turisti di nazionalità britannica che tra il 2016 e il 2017 avrebbero partecipato a Maiorca alla frode, appoggiandosi a ben 77 studi legali britannici.

La polizia nazionale cominciò le indagini dopo che una società che gestisce ad Alcudia 3 hotel, aveva riferito che nel 2016 un totale di 797 persone aveva presentato reclami presumibilmente fraudolenti; l’importo del risarcimento complessivo da erogare risultò pari a 4,3 milioni di euro, vale a dire il 700% in più rispetto a quanto richiesto per la medesima frode nell’anno precedente.

La strabiliante somma, secondo le indagini, sarebbe stata ripartita per un 60% agli studi legali e il restante 40% ai turisti che si erano prestati alla truffa.

Applicando le debite percentuali, una società potrebbe guadagnare per ogni presunta frode della diarrea circa 3.700 sterline, mentre il turista 2.500.

Il Regno Unito, oltre alle varie misure attuate, ha poi introdotto delle sanzioni economiche sulle false denunce, fino ad arrivare alle condanne detentive per casi particolarmente gravi, come quello della coppia inglese che, di fronte al Giudice, ha ammesso la propria colpevolezza.

Situazione analoga anche in Costa del Sol dove l’associazione degli albergatori Aehcos non ha rilevato più casi di truffa della diarrea nelle strutture ricettive e dove comunque i casi registrati sono stati inferiori rispetto alle altre località prese di mira, per effetto di una scarsa diffusione della formula all inclusive; in Costa del Sol si sono verificati nel passato reclami con importi vicino ai 2,4 milioni di euro contro i 60milioni di tutta la Spagna.

A contribuire ad un calo drastico anche a Tenerife e a Lanzarote, è stata la paralisi della stampa che non ha più stigmatizzato i vari casi, unitamente alla pressione degli albergatori per porre fine al fenomeno e all’impegno delle forze dell’ordine nel smascherarne gli artefici.

di Ilaria Vitali