Lo squalo pellegrino, più noto come squalo elefante, una specie di circa 10 metri, è uno dei pesci più antichi esistenti sul pianeta e gli scienziati affermano che, a dispetto delle sue notevoli dimensioni, sia anche uno tra i più innocui.

Recentemente il Cetorhinus maximus è stato avvistato anche da satellite mentre transita nelle acque dell’Arcipelago, suscitando l’interesse di Alexandra Rohor, oceanografa del team di ricerca francese APECS, che studia elasmobranchi ovvero pesci cartilaginei.

Il Cetorhinus maximus è una delle specie ancora misteriose per gli studiosi; unico membro attuale del genere Cetorhinus e sola specie ancora presente della famiglia dei Cetorinidi, esso ha una lunghezza media di 10 metri ma può raggiungere anche i 12, posizionandosi quindi come il secondo pesce più grande del pianeta dopo lo squalo balena.

Lo squalo pellegrino è facilmente riconoscibile per la sua alta pinna dorsale e per le sue fauci straordinariamente ampie quando si nutre; privo di aggressività a dispetto della sua mole e quindi innocuo per l’uomo, si nutre principalmente di plancton, alghe o piccoli animali.

La specie, della quale non si conosce esattamente l’entità numerica della popolazione, figura tra quelle minacciate ed è considerata vulnerabile.

Il primo a descriverne le caratteristiche fisiche e ad attribuirgli il nome scientifico, fu Gunnerus nel 1765 in Norvegia e il nome Cetorhinus deriva dal greco antico mostro marino.


Attualmente si è scoperto che il suo percorso va dalla Scozia alle Canarie, con soste al Golfo de Vizcaya;  lo squalo ha l’abitudine di rimanere per lunghi periodi in acque calde di superficie.

Gli esperti, che stanno tentando di conoscere con esattezza il numero di specie esistenti, hanno rilevato su 830 squali presenti, 2 soli appartenenti alla famiglia dei Cetorinidi.

Gli squali vengono monitorati a circa 900 metri di profondità con un sistema di trasmissione attraverso i satelliti, quando i pesci nuotano in superficie durante giornate soleggiate.

Date le loro dimensioni, non è raro che i pescatori li avvistino e dal 2016 almeno 7 coppie sono state dotate di un trasmettitore.

La silhouette che si scorge attraverso le acque delle isole Canarie non è solo un piacere per i marinai e per coloro che hanno la fortuna di osservarli, ma è un’autentica opportunità per gli studiosi che cercano di conoscere qualcosa di più circa le loro migrazioni, un vero e proprio segreto per tutta la comunità scientifica.

Minacciato a causa dell’utilizzo che viene fatto della sua enorme pinna, apprezzata in Cina dove è la base di zuppe preparate utilizzando anche il fegato, la specie di squalo è precipitosamente diminuita nel secolo XX, anche per effetto dei bassi tassi di riproduzione.

Lo squalo pellegrino ha catturato l’immaginario dei marinai per centinaia di anni, quando i primi navigatori scambiavano gli enormi pesci per mostri marini.

di Ilaria Vitali