L’importanza dell’opera di Juan Bethencourt Alfonso

Il lavoro svolto da Juan Bethencourt Alfonso (1847-1913), rimasto sconosciuto per molti anni nonostante egli fosse di fatto il precursore degli studi sul folclore e sugli aspetti etnografici e antropologici delle Isole Canarie, rappresenta una fonte di importanza inestimabile per conoscere la storia dell’Arcipelago e della Spagna del XIX secolo.

Grazie all’instancabile impegno del professore di storia americana della Universidad di La Laguna Manuel A. Fariña González, che è stato incaricato di studiare e diffondere il patrimonio documentale di Bethencourt, è stato possibile conoscere l’opera creata alla fine del diciannovesimo secolo che racchiude gli usi e i costumi della popolazione canaria, con particolare riferimento a quella della Valle di La Orotava.

Juan Bethencourt Alfonso, attraverso un peculiare studio delle credenze popolari, del folclore e dei rituali tipici della popolazione delle isole di quel secolo, è stato in grado di apportare un notevole contributo alla conoscenza della storia canaria, cui i moderni studiosi hanno attinto per meglio comprendere la tipicità di una civiltà.

Nato a San Miguel de Abona a Tenerife, Bethencourt, medico e storico, scrisse tre volumi della collana relativa alla storia dei Guanches, che ancora oggi sono un punto di riferimento per gli studiosi degli aborigeni, oltre ad un interessante volume sui costumi popolari canari riferiti a matrimonio, nascita e morte.

Da quest’ultima opera ad esempio si apprende che durante la nascita era spesso adottato un rimedio per contrastare il cosiddetto mal de madre, affinché il neonato si liberasse dai tentacoli negativi della madre, in grado di procurargli sicure patologie durante la crescita.

Il rimedio, molto comune a Los Realejos e Puerto de la Cruz, consisteva nello strofinare il ventre del neonato con del lardo, di applicarvi una rudimentale ventosa e di togliere l’impiastro delicatamente, con la credenza che, oltre al lardo, venissero rimossi i pericolosi tentacoli rimasti nel corpo del bambino.


Il rituale terminava generalmente con l’applicazione di polvere di tabacco e di due biscotti  a forma di croce, ammorbiditi con liquore di zucchero di canna; tutta la procedura veniva ripetuta per tre giorni.

Un’altra consuetudine tipica della zona era quella di designare le persone con un soprannome, che finiva per diventare il vero nome del soggetto fino alla sua morte; a questo riguardo lo studioso José Augustín Álvarez Rixo produsse diversi volumi.

Il soprannome generalmente designava non solo la persona, ma la sua intera famiglia e veniva trasmesso di generazione in generazione.

Fondatore del Gabinete Cíentífico de Santa Cruz de Tenerife e successivamente del Museo Archeologico Municipale, con il suo lavoro, ha raggiunto importanza a livello internazionale e la sua casa natale a San Miguel de Abona è oggi luogo di interesse pubblico.

Roberto Trombini