Segnalato batterio super resistente all’Ospedale Universitario delle Canarie

La direzione del centro ospedaliero universitario delle Canarie ha di recente confermato la presenza del batterio super resistente Acinetobacter baumanii nel reparto di terapia intensiva del nosocomio.

Riscontrato alla fine di marzo, il super batterio è stato isolato e la sua diffusione diminuita.

Le infezioni nosocomiali derivano da germi altamente resistenti che si propagano all’interno delle strutture ospedaliere, rappresentando un vero e proprio problema di salute del XXI secolo.

Il super batterio scoperto alle Canarie fa parte di quelli più pericolosi e che colpisce principalmente i pazienti ricoverati in terapia intensiva, dove, nel caso ultimo, è stato adottato un rigido protocollo di sorveglianza, pulizia e disinfezione, deciso dalla riunione tenuta da un team multidisciplinare composto da diversi membri della Direzione Medica e di Infermeria, dal responsabile dell’Unità di terapia intensiva, e dal personale del servizio di microbiologia e controllo delle infezioni.

I pazienti più a rischio di contrarre questa infezione sono quelli con malattie gravi, immunodepressi, sottoposti a ventilazione meccanica e degenti per lungo tempo nel reparto di terapia intensiva.

Tra le misure adottate e indicate dal sevizio di microbiologia e controllo delle infezioni, vi è  stato l’isolamento dei pazienti infetti da quelli che risultano portatori sani, in modo da evitare una ulteriore propagazione dell’infezione.


Grande attenzione è stata dedicata poi alla pulizia ambientale, aggiungendo al protocollo esistente il sistema di disinfezione con luce pulsata ultravioletta, benché quest’ultima, secondo fonti extraospedaliere, non abbia apportato alcun beneficio.

É stata quindi rafforzata la formazione di tutto il personale sanitario coinvolto medianti incontri settimanali di aggiornamento.

Con tutte queste precauzioni l’epidemia del batterio è diminuita e nonostante qualche peggioramento riscontrato, al momento attuale la situazione è stata stabilizzata, così come conferma la direzione dell’Hospital Universitario de Canarias HUC che ha altresì sottolineato che il caso, a differenza di quello riscontrato nel 2006 all’Hospital Doce de Octubre di Madrid dove morirono 18 pazienti, non presentava rischi per la salute dei ricoverati e degli operatori sanitari.

Secondo i dati del Ministero della Salute dell’Arcipelago, sono stati registrati 42 casi di infezioni di questo super batterio, Acinetobacter baumanii, dei quali 26 presso Hospital Insular de Gran Canaria, 6 nell’ HUC, 4 presso il Doctor Negrín de Las Palmas e 2 nella struttura José Molina Orosa de Lanzarote, La Candelaria, e nell’ Hospital General de La Palma.

Una nota testata locale ha tentato di contattare i rappresentanti del consiglio dell’ospedale coinvolto,  al fine di ottenere notizie circa le precauzioni in atto, ma solo la portavoce di IC, Intesindical Canaria, Catalina Darias, ha confermato che tutte le procedure attuate rientrano nell’art.36 della Legge sulla Prevenzione dei Rischi sul Lavoro.

In ogni caso, a parte la mancanza di conferme ufficiali, il sindacato ha confermato, attraverso i propri iscritti, che la notizia che da tempo si sta combattendo contro la contaminazione da super batterio resistente ai farmaci è fondata; tuttavia non vi sono sufficienti informazioni circa il livello di sicurezza del reparto benché, hanno sottolineato, la pericolosità del batterio è elevata in ambito ospedaliero, mentre quando l’operatorio sanitario rientra a casa risulta inattivato.

Il Presidente della ADSPC, Asociación para la Defensa de la Sanidad Pública de Canarias, Guillermo de la Barreda, ha confermato che non vi sarà alcun tipo di problema al riguardo e che fino ad ora nessuna lamentela è pervenuta.

Solo 8 pazienti in terapia intensiva nello HUC hanno contratto il batterio super resistente, su 456 pazienti entrati negli ultimi 6 mesi in questa unità, e 28 sono risultati portatori sani.

Degli 8 pazienti, 6 di loro sarebbero già stati dimessi e 2 sarebbero ancora ricoverati in ospedale, uno è risultato negativo per tre settimane e uno invece ancora positivo al batterio.

Quanto ai pazienti colonizzati, che significa che sono stati raggiunti dal batterio ma non infettati, sono stati isolati e sottoposti ad adeguati trattamenti.

Come ha spiegato la gerente del reparto, è particolarmente difficile determinare l’origine del contagio, ma sarebbero stati rilevati campioni positivi del batterio in alcuni letti e materassi.

Nonostante sia stata presentata richiesta nel 2017 di poter avere posti letto in più, la carenza delle strutture potrebbe aver pregiudicato la sicurezza degli ambienti, ha precisato, e ora è stata formalizzata una richiesta specifica al Servizio Sanitario delle Canarie per dare priorità ai letti del reparto di terapia intensiva.