FOTO DA http://monsecca.blogspot.com

La Direzione del Parco Nazionale del Teide ha comunicato che per ragioni di sicurezza alcune aree e sentieri saranno chiusi a partire dalle 7 del mattino dei lunedì,  mercoledì e  venerdì tra il 15 ottobre e il 12 novembre 2018.

La misura è stata determinata dalla necessità di escludere l’accesso e la permanenza degli escursionisti e dei visitatori nelle zone dove è in atto la seconda parte della campagna di abbattimento dei mufloni.

Diverse squadre di cacciatori batteranno le aree interdette per eliminare i mufloni in soprannumero che rappresentano una minaccia significativa per determinati tipi di vegetazione locale in via di estinzione.

La prima parte delle operazioni si è svolta tra il 7 maggio e il 6 giugno scorsi e, al fine di aumentare l’efficacia dell’intervento rispetto al 2017, per quest’anno è prevista l’uccisione di un minimo di 105 capi.

Il Governo delle Canarie ha emanato nel 2016 un piano della durata di 5 anni per debellare i mufloni, i quali hanno iniziato anche a invadere terreni coltivati e a spingersi fuori dai confini del Parco.

I mufloni sono stati introdotti a Tenerife negli anni ’70  per diletto dei cacciatori e hanno trovato un habitat ideale tra le rocce laviche delle cime del Parco Nazionale del Teide.


Questi erbivori però, sono elementi estranei per l’equilibrio dell’ecosistema dell’isola perché non hanno predatori naturali e mettono a repentaglio l’esistenza delle specie vegetali di cui si nutrono.

Il Cardo de Plata (Stemmacantha cynaroides), il Canutillo del Teide (Silene nocteolens), la Jarilla de las Cañadas (Helianthemum juliae) e la Rilla (Cerastium sventenii) che sono inseriti nel Catalogo delle piante in pericolo di estinzione alle Canarie, sono tra quelle direttamente minacciate dalla presenza dei mufloni, ma probabilmente è il Cardo de Plata quello che corre maggiori pericoli.

Di questa pianta  endemica ed esclusiva di Tenerife che vive nei terreni pietrosi a circa 2.000 m di quota, rimangono soltanto un centinaio di individui riproduttori.

L’impatto dei mufloni su questa specie è devastante perché un solo animale può mangiare in breve tempo tutti gli esemplari di questa pianta nati in un anno.

Che i mufloni fossero una minaccia per la vegetazione locale era chiaro già tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 quando alcune piante autoctone divennero sempre più rare, ma nonostante ciò ci sono voluti altri 25 anni perché la questione fosse presa seriamente in considerazione, prima con interventi di controllo del numero dei mufloni e poi con la campagna quinquennale di eliminazione in atto in questi giorni.

Il piano per l’eradicamento delle specie animali non autoctone include anche le capre selvatiche che si cerca di  tenere lontane dalle aree naturali protette e dalle greggi domestiche, e i conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus).

Questi ultimi, come i mufloni e le capre, rappresentano una potenziale minaccia per per la flora del Parco e sono stati  introdotti in passato senza tener conto degli effetti sull’equilibrio della zona.

Essendo pressoché impossibile eliminarli totalmente, il numero dei conigli è tenuto sotto controllo con una campagna di abbattimento degli esemplari in eccesso, parallela a quella dei mufloni.

Claudia Di Tomassi