A quando il referendum sullo Statuto di Autonomia delle Canarie?

La riforma dello Statuto di Autonomia delle Canarie che attualmente sta transitando nelle Corti Generali, sarà sottoposta a ratifica da parte degli elettori mediante referendum, nonostante per questa modifica non sia obbligatorio, visto che secondo quanto stabilito nello Statuto del 1996, è possibile convocare una consulta secondo l’articolo 92 della Costituzione.

Lo Statuto di Autonomia delle Canarie, è bene precisarlo, non include la possibilità di convocare un referendum, cosa che muterà con la sua nuova versione e le decisioni politiche di particolare rilievo potranno essere sottoposte a referendum consultivo coinvolgendo tutta la cittadinanza.

Sarà convocato mediante proposta del presidente del Gobierno e preventivamente autorizzata dal Congresso dei Deputati.

La proposta specifica che l’approvazione della riforma da parte delle Corti attraverso una legge organica, comprenderà l’autorizzazione del Gobierno nazionale, in modo tale che le Canarie possano, nel giro di tre mesi, convocare il referendum.

Se l’iniziativa non dovesse essere approvata dal Parlamento delle Canarie o dalle Corti, o non confermata da consulta popolare, non può essere riproposta fino a che non sia trascorso un anno.

Inizialmente si sono aperte due strade per accedere all’autonomia, una breve, ovvero l’articolo 151 della Magna Carta, e una più lenta, articolo 143.


A scegliere di percorrere la prima sono state le regioni che contavano di uno Statuto della seconda repubblica, e quindi Galizia, Catalogna e Paesi Baschi, unitamente all’Andalusia che utilizzò il referendum in via eccezionale.

Oltre alla rapidità, è stato possibile ampliare le competenze ed è stata fondamentale l’unanimità dei votanti di ogni provincia.

Dopo le successive riforme, le comunità sono state tutte equiparate e l’art.143 è stato assorbito.

L’autorizzazione di un referendum, in qualsiasi forma, sarà concessa dal Gobierno centrale su richiesta del Presidente, fatta eccezione nel caso in cui il potere di decidere sia demandato al Congresso dei Deputati; è di fatto responsabilità del capo di Stato convocare quest’ultimo con un decreto reale concordato nel Consiglio dei Ministri e confermato dal suo Presidente.

Il decreto reale conterrà il testo integrale del progetto di disposizione o della decisione politica oggetto di consulta; indicherà chiaramente la domanda o le domande cui dovrà rispondere il corpo elettorale e determinerà la data del voto, che dovrà avvenire tra i 30 e i 120 giorni a partire dal giorno della pubblicazione dello stesso decreto sul BOE.

Il decreto sarà quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di tutte le province spagnole e autonome interessate dal referendum e questo non potrà tenersi durante la reggenza degli stati eccezionali e in nessuna delle aree territoriali nelle quali si realizza la consulta o nei 90 giorni successivi alle elezioni o ad altro referendum.

In questi casi il referendum convocato sarà immediatamente sospeso.

L’iniziativa per la riforma dello Statuto proverrà dall’esecutivo regionale o da almeno un quinto del Parlamento; richiederà l’approvazione del Legislativo per una maggioranza dei tre quinti dei suoi memori, delle Corti generali per una legge organica e, come è stato affermato, sarà garantita attraverso un referendum.

Se i tribunali modificano sostanzialmente la riforma proposta dalle Canarie, si tornerà al Parlamento per una nuova delibera con inclusa la motivazione circa il punto o i punti che ne hanno provocato il rientro.

Nel dicembre del 2007 la Camera aveva deciso di ritirare il testo e il Presidente regionale Paulino Rivero annunciò che ne avrebbe presentato un altro.

Quando la modifica è limitata al Capitolo II del Titolo I dello Statuto, si potrà applicare il procedimento abbreviato: approvazione dalla maggioranza dei tre quindi del Parlamento delle Canarie.

E così dopo 4 anni di trasformazione e una parentesi di quasi un decennio, il 22 aprile del 2014 il Parlamento ha promosso, senza opposizione, il trattamento della riforma dello Statuto; il 13 dicembre 2016 il PP, il PSOE, CC, NC e PNV hanno appoggiato la presa in considerazione del Congresso e la Commissione Costituzionale ha approvato la relazione della presentazione il 25 luglio del 2018 con la sola astensione di Podemos e Ciudadanos.

Franco Leonardi