Esperimenti di geoingegneria alle Canarie: studiare la deossigenazione degli oceani

Manipolare l’atmosfera per fermare il cambiamento climatico

Il Centro Helmholtz per la ricerca oceanica di Kiel diretto da Ulf Riebesell, sta sviluppando un particolare esperimento di geoingegneria alle Canarie al fine di scoprire cosa accade durante il fenomeno della deossigenazione degli oceani, ovvero quando l’acqua del mare carica di sostanze nutritive raggiunge la superficie, rilasciando ossigeno.

L’Arcipelago in particolare sarà il primo territorio della Spagna dove verranno portate avanti queste ricerche e ai primi di settembre si è celebrato nell’Università di Kiel un congresso internazionale riguardo la deossigenazione oceanica, che ha visto la partecipazione, tra i relatori, di un ricercatore canario.

Esistono due approcci di geoingegneria per studiare il fenomeno, uno manipolando l’atmosfera al fine di deviare la luce solare e il calore della terra, l’altro per estrarre CO2 dall’atmosfera; se negli Stati Uniti hanno già raggiunto notevoli progressi legali in questo ambito, l’Unione Europea risulta ancora indietro.

Se da un lato la deossigenazione degli oceani è una grave minaccia al clima mondiale, dall’altro la geoingegneria viene considerata dall’ONU come un intervento che, interferendo nei processi naturali nel tentativo di arrestare i cambiamenti climatici, potenzialmente e paradossalmente potrebbe procurare effetti gravi, duraturi e talvolta inarrestabili.

Il centro tedesco utilizza come appoggio logistico e tecnico la PLOCAN, la Piattaforma Oceanica, dal 2014, anno in cui ha realizzato il primo esperimento di geoingegneria, presentato poi nella capitale di Gran Canaria durante un importante convegno a tema nel 2017.


Nel 2018 i ricercatori hanno ammesso di poter già essere in grado di conoscere gli effetti nell’atmosfera iniettando acqua fredda nelle profondità del mare, così come venne fatto nel 2014 alle Canarie a 650 metri di profondità.

Come ammesso dalla stessa comunità scientifica, esistono dei potenziali rischi nell’effettuare l’esperimento, vale a dire la crescita smisurata di alghe o altri microrganismi che potrebbero risalire in superficie, ma ha altresì affermato che l’evento potrebbe non verificarsi per la ridotta zona che si intende sottoporre allo studio, che sarà quella al largo di Gran Canaria.

Il governo tedesco avrebbe avanzato dubbi al riguardo benché il portavoce del Ministero del Medio Ambiente Stefan Haufe, ha precisato che Berlino non prevede interventi su larga scala e che in ogni caso gli esperimenti sarebbero supportati da confermato know how.

Esistono diversi modi per generare emissioni negative, come ad esempio fertilizzare gli oceani con il ferro, azione che stimolerebbe la crescita delle alghe, aumentando la produzione di CO2; in questo caso le correnti ascendenti del mare porterebbero le alghe e il CO2 nei fondali, con conseguenze devastanti per l’ecosistema.

Già nel 2008 una società nord americana tentò di effettuare questo esperimento alle Canarie, subito bloccato dall’intervento di Greenpeace.

In ogni caso l’atmosfera viene privata di CO2 quando le rocce rilasciano silicato e carbonato in mare, un processo naturale ma, proprio per questo, molto lento e che la comunità scientifica intende attuare artificialmente proprio nell’Arcipelago.

Magda Altman