Canarie, la comunità con la più bassa percentuale di offerte di lavoro

Con solo l’1,7% del totale nazionale, che comunque è pari a un +0,18% rispetto all’anno scorso, le Canarie sono attualmente la comunità spagnola con la più bassa percentuale di offerte di lavoro .

Questo è quanto si apprende dalla XXI edizione del rapporto Informe Infoempleo Adecco circa l’offerta e la domanda di lavoro in Spagna, che pone la provincia di Las Palmas come la più ricca in proposte lavorative (59,9%) rispetto a Santa Cruz de Tenerife (40,5%).

L’Indice de Especialización Regional colloca le Canarie tra le 3 autonomie con punteggio più basso, vale a dire che la loro specializzazione settoriale è inferiore rispetto a quella della media nazionale e le offerte di lavoro pubblicate corrispondono a diversi settori economici.

Considerando quindi i settori, sono quelli dell’alberghiero e del turismo a concentrare la più alta percentuale di offerte di lavoro, seguiti da quelli della vendita al dettaglio, con un 18,6%, il settore dei servizi, quello della salute e dell’assicurazione.

Per aree funzionali, è il commercio in generale a guidare le offerte di lavoro, sebbene con un lieve calo, seguito da logistica e trasporti, ingegneria e produzione, tecnologia, informatica e telecomunicazioni.

I lavori più richiesti nell’Arcipelago sono quindi quelli legati al settore del commercio, che rappresenta un 7,4%, di forma dipendente, 3,6%, seguiti da quelli nel campo dell’insegnamento e del servizio ai clienti.


In Spagna, stando alle ultimi analisi di Adecco, l’offerta di lavoro è aumentata nel corso dell’ultimo anno del 13,1%, vale a dire il più alto aumento degli ultimi 10 anni e soprattutto quinto anno consecutivo di crescita dal 2013.

Jorge Guelbenzu, direttore generale di Infoempleo, ha sottolineato che questo aumento evidenzia il fatto che il mercato del lavoro spagnolo in generale stia migliorando, consolidando conseguentemente la crescita dell’economia spagnola.

La speranza, ha affermato, è che l’economia si risvegli in tutte le sue aree confermando il trend di crescita.

Valutando le diverse comunità autonome, Madrid con il 26,4%, la Catalogna con il 22,3% e i Paesi Baschi con il 12,2% rappresentano 6 offerte di lavoro sulle 10 pubblicate in Spagna; dietro di esse, seguono l’Andalusia, con l’8,3% delle offerte pubblicate, e Valencia, dove si accumula il 7,1% dell’offerta di lavoro spagnolo.

Sul fronte opposto il 23,7% delle offerte di lavoro restante si divide tra le altre 12 comunità autonome e quelle con minor percentuale di occupazione sono Cantabria, con 1,5%, Baleari, con 1,4%, Murcia, con 1,3%, Asturie, 1%, La Rioja, 0,9%, e Extremadura con 0,6%.

Secondo il rapporto una delle caratteristiche principali che determina la distribuzione regionale dell’occupazione è proprio il suo livello di concentrazione; infatti nel corso dell’ultimo anno, la tendenza verso la concentrazione geografica dell’offerta intorno alle comunità con maggiori potenzialità commerciali e industriali è stata rafforzata.

La relazione evidenzia anche che più della metà delle offerte di lavoro pubblicate nell’ultimo anno, pari al 56,4%, proveniva dal settore dei servizi; degno di nota anche il settore industriale, con il 26,5%, e il macro-settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con il 12,7%.

La costruzione, secondo il rapporto Adecco, sta tornando per guadagnare posizioni, dal momento che è passata dal generare il 2,3% delle offerte di lavoro, al 3,7% odierno.

In particolare la rottura prodotta nel settore negli anni della crisi comincia a essere superata, soprattutto per quanto riguarda l’offerta di posti di lavoro proveniente dal settore dell’edilizia residenziale e dei nuovi insediamenti abitativi.

Infine l’occupazione finalizzata alla formazione professionale si è evoluta in modo molto positivo durante lo scorso anno, raggiungendo quella dei laureati.

In realtà il 40,3% dell’offerta di lavoro in Spagna è stato indirizzato a candidati con questo tipo di formazione e tra i requisiti da tenere in considerazione rimane sempre quello del possedere la conoscenza di una lingua straniera, requisito cresciuto di 10 punti durante il 2017.

Essenziale rimane sempre l’esperienza professionale, richiesta per l’80,5% delle richieste di lavoro; solo il 22% delle offerte non richiedeva precedenti esperienze, mentre quasi il 20% richiedeva almeno più di 5 anni.

Un requisito rimasto anch’esso stabile è quello dell’età media richiesta, pari a 33 anni.

Il rapporto evidenzia anche che 6 società su 10 hanno licenziato qualcuno nel corso dell’ultimo anno per i seguenti motivi: riduzione dei costi, per il 25,5%, e scarsa performance di alcuni lavoratori, per il 17%.

I settori soggetti a queste riduzioni sono stati i servizi commerciali e di vendita, di amministrazione e il servizio clienti: nell’ultimo trimestre dell’anno e all’inizio del 2019, il 46% delle aziende prevede l’assunzione di più dipendenti.

Tra i settori che richiederanno più spinta occupazionale vi saranno quelli delle vendite, della tecnologia, dell’ingegneria, della produzione in generale e il servizio clienti.

Quanto al salario, generalmente nota dolente, lo studio indica che il compenso medio offerto in nuove assunzioni è stato pari a 25.053 euro lordi all’anno, benché Guelbenzu abbia sottolineato che i salari mantengono ancora una certa caratteristica di precarietà.

Il segretario generale del gruppo Adecco, Santiago Soler, ha sottolineato infine la necessità di adeguare l’istruzione affinché vi sia un costante aggiornamento che prepari tutto il mercato occupazionale alla globalizzazione e ai cambiamenti tecnologici.

Roberto Trombini