Alla scoperta della nuova tendenza, il guerrilla store.

Quando andiamo a fare shopping nelle nostre città, siamo abituati ad entrare in boutique con arredi di design, super studiati e essere serviti da commesse super addestrate.

La nuova frontiera dello shopping è l’esatto contrario, non hanno nulla in comune con i tradizionali negozi: sono anonimi, niente insegne, senza commesse, costi al minimo, collezioni nuove e prezzi risicati.

Il primo “Guerrilla Store” è stato aperto negli anni 2000, a New York, da Russell  Miller, col nome di “Vacant Shop”.

Questo tipo di negozio non rimane aperto più di 4 settimane, nato come forma di rifiuto delle basilari regole del retailing (come ad esempio, cartellini dei prezzi), con tanta musica, capi esclusivi, progetti creativi  indipendenti e serie limitate di marchi globali.


Il negozio apre all’improvviso, in negozi dismessi o chiusi da anni, non vengono fatti lavori di manutenzione e tutto si basa sul passaparola.

La merce deve essere rigorosamente nuova, meglio se pezzi unici.

Una volta finito l’assortimento il Guerrilla chiude i battenti per aprire in un altro luogo.

Questi negozi sono nati ultimamente anche in Europa: Londra, Parigi,Berlino e Stoccolma.

Il successo dei Guerrilla stores ha contagiato anche le case di moda, tanto che i guru della moda stanno inaugurando i loro monomarca.

Anche Rei Kawakubo, la mente di Comme de Garcons, ha aperto in tutto il mondo i suoi esclusivi Guerrilla Store, ovviamente monomarca.

Alcuni attribuiscono alla stilista e al suo socio in affari Adrian Joffe l’ ideazione dei Guerrilla store, frutto di un concept progettuale, per apportare innovazione al settore della moda, caratterizzato da anni da un sistema distributivo eccessivamente standardizzato, convenzionale e ripetitivo. In linea con i principi di rottura e di anticonformismo avanguardistico che, da sempre, contraddistinguono lo stile della marca giapponese.

A parlare in questi punti vendita sono solo le merci, essi sono lontani da centri commerciali e come finalità non possono rimanere aperti più di un anno, richiamando la mobilità tipica delle azioni di guerriglia.

Contribuisce al loro successo l’impennata dell’utilizzo di internet, e la diffusione massiccia dell’e-commerce, tanto che ora si parla di “Guerrilla marketing”.

Questa accelerazione dell’economia ha portato alla necessità di poter “colpire” a macchia di leopardo le singole nicchie di mercato con il loro relativo bacino d’utenza potenziale.

Anche sul web, infatti, si è diffusa la moda dei siti temporanei che offrono prodotti digitali per un periodo limitato.

Il Guerrilla Store offre per periodi temporali ben studiati, novità appetibili, nonché proposte accattivanti e vantaggiose.

L’effetto è quello di far nascere nei consumatori, l’urgenza di effettuare acquisti rapidi ed estemporanei, cosa che vivacizza  notevolmente l’affluenza del pubblico nei negozi, che sembravano essere stati offuscati dallo strapotere dei centri commerciali e dei negozi sul Web.

(Patrizia Giacotti)