Il Bridge è il quinto stadio di un antico gioco di carte che ebbe gran voga nei secoli XVIII e XIX: il Whist (o Whisk come veniva indifferentemente chiamato nella seconda metà del 1600). L’etimologia del nome del gioco è incerta, ma è probabile che abbia a che vedere con il silenzio assoluto che il gioco richiede a tutti i presenti. Molto più probabile è la sua derivazione da un gioco di carte più antico che veniva chiamato “Triumph” o “Trump”, e che veniva correntemente giocato in Inghilterra già nel 1500. La prima memoria scritta che riguarda questo progenitore del Bridge si trova in un sermone “On the Card”, che il vescovo e martire Hugh Latimer (1490-1555) predicò a Cambridge intorno all’anno 1530. Il Whist si giocava in 4 con un mazzo di 52 carte, e l’ultima carta distribuita segnava l’atout di quella smazzata, e restava scoperta sul tavolo fin quando, dopo aver giocato la sua prima carta, il Mazziere poteva riprendersela. Le regole del gioco erano simili a quelle del Bridge attuale, ma non vi erano né la licita, né il morto. Ogni coppia doveva cercare di realizzare il massimo numero di prese, ed ogni presa in più delle prime sei valeva un punto. I punti si cumulavano e la partita si conquistava con 7 punti, e poteva essere conquistata in una sola smazzata solo realizzando un cappotto.

In Francia, il Whist si diffuse grazie alla passione coltivata per il gioco dalla bellissima Madame Du Barry (1746-1793), l’ultima delle tante favorite di Luigi XV (1710-1774).

Nel periodo della Rivoluzione Francese vennero messe al bando le figure dei Re, delle Regine e dei Cavalieri, che furono sostituite con altre Figure rappresentanti i Cittadini e con splendidi mazzi di carte che sono ancora conservate nei Musei parigini.

Sembra che l’imperatore in persona, a Sant’Elena, riempì i suoi ultimi giorni proprio con il Whist.

Quando a Vienna si restaurò l’Europa, uno dei più formidabili giocatori di Whist fu il Principe di Talleyrand (1754-1838), che praticandolo abitualmente soleva tenere ben allenata la sua diabolica mente. Il Whist annoverò tra i suoi cultori personaggi famosi di ogni estrazione sociale, come, ad esempio, quel Francesco da Sales (1567-1622) che nonostante questa sua umana debolezza diverrà Santo, il re di Francia Carlo X (1757-1836), il poliedrico Lord Brummell (1778-1840), il ricco banchiere e famoso economista Henry Drummond (1786-1860). La trasvolata oceanica del Whist fu invece merito di Benjamin Franklin (1706-1790) che, con il suo prestigio di scienziato e con la sua grande influenza in campo diplomatico, lo importò e lo impose nella sua Philadelphia. Di lì,  si diffuse rapidamente in tutta l’America.

Nella lontana Russia, dove già da tempo si giocava il “Russian Vit”, nel 1886 viene pubblicato un testo denominato “Russian Whist“, che illustrava un’evoluzione del gioco chiamata “Biritch”, nel quale l’atout viene stabilita assieme al compagno che più tardi assume la funzione di “morto”.


Questa nuova forma del gioco si diffonde rapidamente nei Balcani e in Medio Oriente, e arriva in Turchia a Büyükdere dove, nel 1873, Edoardo Graziani, un napoletano, che a quel tempo era dragomanno presso l’ambasciata di Costantinopoli, inizia a giocarlo regolarmente nella Villa Coronio di proprietà del Direttore della Banca di Costantinopoli, Giorgio Coronio, assieme ad un altro banchiere italiano, Eustacchio Eugenidi, ed al finanziere rumeno, Serghiardi, che aveva insegnato i rudimenti del gioco agli altri.

Si diffonde rapidamente tra i marinai che sulle rive del Bosforo attendono la partenza delle loro navi e, probabilmente per merito di questi ultimi, arriva prima al Cairo, poi, sulla Costa Azzurra e, infine a Parigi e, di lì, in tutta l’Europa, assumendo il nuovo nome di “Whist-Bridge”. Il primo Torneo ufficiale di cui si conserva memoria, fu organizzato nel 1893 a New York ed il primo “Codice di Gara” fu redatto dai Soci del “Whist Club” della stessa città, quattro anni più tardi.

La storia del Whist è però arrivata agli sgoccioli perché i tempi sono maturi affinché, nella lontanissima India, vengano poste le basi per la nascita del più nobile gioco di carte di tutti i tempi: il Bridge.